Alba, assegni del Comune per 67 famiglie indigenti

Sono piccole somme, ma senza non ce la farebbero a pagare affitti e bollette Molti degli assistiti fino a poco tempo fa facevano parte del ceto medio
ALBA ADRIATICA. Con quel poco che racimolano in un mese, pur stringendo la cinghia, non riescono proprio a pagare le bollette e l’affitto. Sono per lo più lavoratori precari e stagionali o pensionati e rappresentano l’unica fonte di reddito in famiglie dissestate dalla disoccupazione. A leggere l’elenco dei 45 nuclei familiari a cui il Comune di Alba Adriatica ha concesso la prima tranche di aiuti economici si ritrovano storie comuni di un ceto medio crollato all’improvviso sotto i colpi della crisi occupazionale che ha investito tutto il Paese, ma che in Val Vibrata è stata più repentina che altrove.
L struttura industriale della vallata sta morendo. Le piccole fabbriche a conduzione familiare, soprattutto di borse, che fino a pochi anni fa componevano l’ossatura economica di Alba Adriatica, oramai si contano sulle dita delle mani. L’edilizia in città è quasi ferma, in attesa che vengano completate le vendite di appartamenti nelle decine di palazzine spuntate come funghi negli ultimi anni. Il turismo sempre più in declino, porta incassi da “stare bene anche in inverno” sempre a meno persone. Così il sogno albense, che negli ultimi decenni ha portato al boom demografico della città (dagli anni 70 ad oggi settemila nuovi residenti) sta svanendo. E il settore dedicato al sociale del Comune sta diventando l’ultimo appiglio per tante famiglie, ogni anno di più. Nel 2014, Alba Adriatica spenderà oltre 20mila euro per aiutare, con piccoli assegni che vanno dai 150 ai 250 euro, almeno 67 nuclei familiari che chiedono aiuto per pagarsi il tetto, la luce o il gas. Certo, ci sono anche le situazioni al limite, come i malati che vivono soli e le ragazze madri che non possono lavorare, ma sono le famiglie “classiche”, con padre, madre e figli, che ogni anno a decine decidono di rivolgersi ai servizi sociali per la prima volta.
Tutti i richiedenti hanno un reddito Iseee (che somma tutte le entrate della famiglia) inferiore al minimo vitale, che è fissato a 6.517,94 euro, ossia l’equivalente della pensione minima dell’Inps. Il timore è che il numero di queste famiglie che vivono al limite della sopravvivenza possa pericolosamente moltiplicarsi nei prossimi anni. Anche perché, secondo le stime del Comune, ci sarebbero altre decine di nuclei familiari che, soprattutto per orgoglio, decidono comunque di tirare avanti lo stesso senza chiedere aiuto, magari mettendo da parte i tanti pagamenti che ogni mese giungono nella cassetta della posta.
Luca Tomassoni
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