Alba, il Comune chiude il locale della consigliera

Mancano le certificazioni, scatta l’ordinanza per il ristorante di pesce “Kinotti” Tra i gestori c’è il nome di Antonella Gasparroni, eletta nella lista del sindaco
ALBA ADRIATICA. Il municipio di Alba Adriatica chiude, per mancanza di certificazioni, un ristorante di viale Mazzini che sarebbe riconducibile ad un consigliere comunale di maggioranza. Si tratta del ristorantino di pesce “Kinotti”, colpito da un’ordinanza di cessazione dell’attività firmata e pubblicata martedì dall’ufficio servizi al cittadino del municipio.
Secondo l’atto, il titolare dell’attività ristorativa aperta da qualche mese e destinatario dell’ordinanza è la società Movida & Co, il cui amministratore unico viene celato con degli omissis nel documento. Seppure secondo fonti comunali il suo nome non sarebbe quello dell’amministratore della società, nelle campagne di promozione del ristorante tra i gestori viene citato il nome di Antonella Gasparroni, consigliere comunale di maggioranza eletta tra le file della lista “Uniamo Alba” del sindaco Antonietta Casciotti: proprio per il suo ruolo politico e l’accostamento alla vicenda, la notizia acquista un maggiore interesse pubblico. Anche perché l’ordinanza del municipio è durissima e impone «la cessazione immediata dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande corrente nel locale commerciale identificato all’insegna “Kinotti – ristorantino del mare”», in quanto l’amministratore della società Movida & Co «esercitava l’attività senza aver presentato la prescritta Scia Unica allo sportello unico delle attività produttive del Comune di Alba Adriatica», come previsto dalla normativa statale introdotta nel 2016 e richiamata dalla legge regionale sul commercio del 2018. Nonostante all’apparenza si tratti di una mancanza burocratica, la gravità della misura presa dal Comune è dovuta al fatto che all’interno della Scia Unica rientrano le autocertificazioni necessarie per avviare un’attività, da quelle sulla sicurezza dei locali a quelle direttamente riferite all’attività di somministrazione di alimenti. Notevoli le conseguenze in caso di inottemperanza dell’ordinanza che, come ricorda l’atto stesso, costituisce reato e può essere anche segnalata all’autorità garante della concorrenza e del mercato. L’irregolarità è stata acclarata il 23 luglio, durante un’ispezione congiunta da parte dell’ufficio tecnico del Comune e del comando della polizia locale, che hanno poi messo nero su bianco la vicenda in una relazione e in un verbale datati 12 e 14 agosto, inviati all’ufficio servizi al cittadino che, il 20 agosto ha prodotto l’ordinanza.
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