Alba, uccise la moglie a coltellate Confermata la condanna a 24 anni

Sentenza definitiva per Adamo, la Cassazione conferma anche la pena di un anno per il medico dell’ospedale che curò la donna in ritardo. La Asl risarcisce per ora con 170mila euro i quattro figli
ALBA ADRIATICA. La Cassazione ha confermato la sentenza con cui la corte d’assise d’appello dell’Aquila, nell’aprile del 2014, aveva condannato a 24 anni di reclusione il commerciante ambulante 62enne William Adamo, che il 16 ottobre del 2011 uccise con 19 coltellate la moglie Maria Rosa Perrone, di 50 anni. Il delitto avvenne in via Gorizia ad Alba Adriatica nel corso di un litigio all'interno dell’auto della coppia, alla presenza di uno dei loro quattro figli, un ragazzo disabile. In primo grado la corte d’assise di Teramo aveva inflitto all’uomo la pena dell’ergastolo, riconoscendolo colpevole di omicidio volontario aggravato.
Inizialmente, invece, Adamo era stato accusato dalla procura di tentato omicidio, ma il giudice dell’udienza preliminare, in base alle perizie mediche, decise di rinviare a giudizio il commerciante per omicidio volontario. La donna, infatti, giunse al pronto soccorso agonizzante per le gravi ferite subite al torace, ma soprattutto alla gola, e morì tre ore dopo il ricovero. Secondo la procura, Maria Rosa Perrone avrebbe potuto salvarsi se solo il chirurgo reperibile all’ospedale di Sant’Omero, Gaetano Sciamanda, fosse intervenuto subito. Così non fu: la donna morì soffocata da un edema alla gola e il medico finì a sua volta sotto processo. La procura, quindi, ritenendo determinante il concorso del medico nella morta della donna, aveva chiesto alla corte d’assise di derubricare l’imputazione per Adamo in tentato omicidio, chiedendo comunque un condanna pesantissima, 23 anni di reclusione.
Fu invece condanna all’ergastolo, poi ridotta a 24 anni in secondo grado, per omicidio volontario e condanna a un anno per il medico, ritenuto responsabile di omicidio colposo. I giudici della corte suprema hanno quindi confermato non solo i 24 anni per Adamo, ma anche la condanna a un anno per Sciamand: è stata infatti rigettata la richiesta della procura generale di annullare la condanna di secondo grado con rinvio ad altra corte d’assise d’appello.
Della responsabilità del medico in sede civile è stata chiamata a rispondere la Asl di Teramo che adesso, in solido con una compagnia di assicurazioni, dovrà risarcire i quattro figli della vittima, rappresentati dall’avvocato Maria Grazia D’Angelo, che hanno ottenuto la conferma della provvisionale di 170mila euro. Un altro processo civile, che sarà avviato tra breve, stabilirà l’ammontare del risarcimento definitivo ai familiari della vittima. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

