All’università la sentenza Ue sulla Tercas

Giornata di studio sulla decisione del tribunale che ha riabilitato l’intervento del Fondo interbancario
TERAMO. La sentenza con cui il Tribunale dell’Unione Europea ha riabilitato l'intervento di oltre 300 milioni di euro del Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare Tercas, che venne vietato da Bruxelles in quanto ritenuto “aiuto di Stato”, sarà oggetto di una giornata di studio all’università di Teramo. Il convegno, organizzato dalla professoressa Emanuela Pistoia, docente associato di diritto dell’Unione Europea della facoltà di giurisprudenza, si terrà il 24 ottobre al campus di Coste Sant’Agostino e vedrà come relatori, oltre alla stessa professoressa Pistoia, il capo dell’ufficio sugli aiuti di Stato alle istituzioni finanziarie della direzione generale concorrenza della Commissione Europea Peer Ritter, l’avvocato dello Stato per il governo italiano dinanzi al tribunale Ue Sergio Fiorentino, Gianluca Brancadoro, professore di diritto commerciale all’università di Teramo ed ex presidente del cda della Tercas e della Caripe, Fabio Ferraro, professore di diritto dell’Unione europea all’università "Federico II" di Napoli e Cristina Schepisi, professoressa di diritto dell’Unione europea all’Università “Parthenope” di Napoli. «Quella che sarà oggetto di studio è una sentenza molto importante, perché dopo la decisione della Commissione europea il Fondo interbancario non fu in grado di intervenire nelle analoghe vicende Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti», sottolinea Pistoia. Il convegno arriva in un momento in cui è in corso l’appello presentato dalla commissione alla Corte di Giustizia europea contro la sentenza del tribunale di primo grado.
La decisione della commissione, all’epoca, bloccò l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi nel salvataggio Tercas, imponendo all’istituto di credito di restituire al fondo l’ammontare del sostegno a suo tempo ricevuto a copertura delle perdite accertate dalla gestione commissariale. Per salvare Tercas scattò così il piano B, con la costituzione di un fondo volontario di intervento, separato e autonomo rispetto a quello obbligatorio posto a tutela dei depositi, a cui aderì la quasi totalità del sistema bancario italiano. Un piano che salvò la banca ma non gli azionisti. (a.m.)
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