Allarme sul rischio contraffazione

23 Marzo 2016

Teramo è la provincia abruzzese più colpita: 700 aziende esposte

TERAMO. È a Teramo, delle quattro province abruzzesi, che va la maglia nera per il numero più alto di imprese artigiane esposte alla contraffazione. Lo rivela un approfondimento condotto da Confartigianato Abruzzo sui dati contenuti in un’elaborazione del centro studi della Confederazione nazionale, che riguardano il quarto trimestre del 2015. Dallo studio emerge che sono 700 le aziende teramane esposte al fenomeno, ovvero il 33% sul totale dell’artigianato manifatturiero regionale. Seguono la provincia di Pescara con 301 imprese (17,9%), Chieti con 296 (14,5%) e la provincia de L'Aquila con 142 attività (9,7%). Anche se c'è stata una flessione del 3,6% rispetto al quarto trimestre 2014, l'Abruzzo si colloca al 5° posto nella classifica delle regioni italiane, con un dato in linea con la media nazionale (19,8%) che vede 63.025 aziende esposte al fenomeno, contro il 19,7% regionale che conta 7.303 attività.

«La nostra associazione è da sempre impegnata contro l'abusivismo e la contraffazione», ha detto il presidente di Confartigianato Abruzzo, Luca Di Tecco, «rivolgiamo un appello alle imprese abruzzesi affinché ci segnalino casi di lavoro sommerso e illegale. Provvederemo, a nostra volta, a segnalare gli episodi alle autorità competenti, garantendo l’anonimato». Se un’impresa su cinque in Abruzzo è esposta alla contraffazione nel manifatturiero, i settori principalmente interessati sono l’abbigliamento (con 648 imprese), cuoio, borse, pelletteria e pellicce (275), il tessile (214), gioielleria e pietre preziose (183) e le calzature (43).(c.d.g.)