Alle urne in 21mila Dalle 15 liste saranno eletti 16 consiglieri

2 Giugno 2016

Contro Pavone un centrosinistra spaccato in due Sempre più profonda la frattura Di Girolamo-Ciancaione

ROSETO. Complessivamente sono circa 21.200 gli elettori rosetani (10.300 donne e 10.900 maschi) chiamati alle urne nelle 22 sezioni per scegliere il nuovo sindaco fra i tre aspiranti in competizione, dopo la rinuncia forzata del candidato sindaco dei 5 Stelle Milco Fasciocco e quella di Pio Rapagnà con Città per vivere. In questa tornata gli aspiranti primi cittadini sono: Enio Pavone (Pavone sindaco, Forza Italia, Fratelli d’Italia-An, Futuro in, Popolari per Roseto, Destra sociale); Rosaria Ciancaione (Un’altra idea di Roseto, Roseto progressista, Roseto nel cuore, Abruzzo civico, Roseto unita, Roseto futura); Sabatino Di Girolamo (Pd, Roseto protagonista, Di Girolamo sindaco). In tutto sono 16 i consiglieri da eleggere, 10 per la maggioranza e 6 per l’opposizione, tra i 238 candidati nelle 15 liste in gara.

Nelle amministrative del 2011 i candidati sindaci erano sette con 288 consiglieri. Quasi 1.500 elettori (800 maschi e 700 femmine) sono residenti all’estero, pertanto potranno votare solo tornando a Roseto. Gli addetti ai lavori sono convinti che in questa tornata gli elettori che andranno a votare saranno almeno 16.000, cioè circa un migliaio in più rispetto alla media delle precedenti amministrative. E questo proprio per la presenza capillare di candidati sul territorio. Ciancaione e Pavone sono sostenuti entrambi da 6 liste mentre Di Girolamo sostanzialmente da una, cioè il Pd, visto che le altre sono civiche di appoggio. Per i primi due potrebbero sopraggiungere problemi di governabilità una volta eletti, come già sperimentato da Pavone che ha perso diversi pezzi per strada.

«Le liste che mi appoggiano vanno da una sinistra più moderata a una più radicale» ha sottolineato Ciancaione nel forum di ieri, «e credo che mettere insieme tante teste è una delle cose più belle che possa accadere in un periodo come questo. Credo pertanto che in questo modo la governabilità sia maggiormente garantita proprio perché vogliamo coinvolgere tutte la parti sociali. Per me la diversità è ricchezza. Non a caso parliamo di consigli di quartiere e non di comitati proprio per allargarci a tutta la popolazione». «In un mondo ideale si possono coinvolgere tutti come sostiene Ciancaione», è intervenuto Pavone, «anche se noi la partecipazione vera l’abbiamo concretizzata facendo seguire il consiglio comunale in diretta streaming, dando così la possibilità a tutti di tenersi aggiornati sulla cosa pubblica. La nostra politica viaggia su direttrici ben precise: sostegno incondizionato all’impresa, esternalizzazione dei servizi, riorganizzazione della struttura comunale e partecipazione dei privati. Chi non condivide queste idee non può stare con noi, quindi è bene che vada via e aderisca al centrosinistra». «Non siamo assolutamente pochi, anche perché il Pd è un partito forte che ha responsabilità e governabilità nel suo dna», ha osservato Di Girolamo «io trovo aperte le porte della Regione, della Provincia e del governo centrale: questo è importante per la città, quindi non solo la mia è una coalizione coesa perché ha uno stesso humus culturale riconducibile al Pd, ma anche perché ha questa forza di poter contare sull’appoggio degli enti superiori per portare soldi a Roseto e realizzare grandi opere».

L’argomento politico ha creato una certa tensione tra Di Girolamo e Ciancaione quando quest’ultima ha sottolineato: «Gran parte del Pd è con noi». «Solo schegge», è stata invece l’immediata replica del candidato sindaco Di Girolamo. «Nel Pd c’è chi viene e chi va», ha incalzato Ciancaione ricordando l’uscita del suo avversario dal partito di Renzi, da cui lei ha dichiarato di essersi autosospesa dopo la rinuncia a prendere parte alle primarie proprio contro l’attuale candidato del Pd. «Io sono rientrato con umiltà e accettando le regole» ha replicato Di Girolamo «poi l’istituto dell’autosospensione riguarda solo gli iscritti e Ciancaione non lo è». «Sarò la fautrice della ricostruzione di un unico centrosinistra» dice Ciancaione «da soli si perde e un unico partito non può governare».

Federico Centola

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