Alloggi condivisi, il Tar boccia il progetto sociale del Comune

Il tribunale ha accolto il ricorso di Lanciano che torna al primo posto nella graduatoria per i finanziamenti Per i giudici amministrativi non è stato considerato il vincolo architettonico sull’edificio da ristrutturare
GIULIANOVA. Fondi regionali per condomini condivisi: il Tar del Lazio accoglie il ricorso del Comune di Lanciano contro la graduatoria che vedeva Giulianova al primo posto. Quindi, per ora, niente fondi all’ente giuliese.
Il Tar ha espresso il diniego alla ristrutturazione diCasa Maria Immacolata in via Gramsci di proprietà della Curia Vescovile in cui dovevano essere realizzati gli alloggi. La sentenza scaturisce da un ricorso promosso dal Comune di Lanciano che in sede di graduatoria si era posizionato al secondo posto alle spalle di quello di Giulianova e quindi era stato escluso dal finanziamento. Il piano di recupero di Casa Maria Immacolata aveva un costo previsionale di 5.800.000 euro con finanziamento di 3.262.000 euro. All’interno del progetto giuliese figurano vari enti e soggetti interessati a vario titolo tra cui la Diocesi di Teramo-Atri, il Comune di Giulianova, la Consit srl di Teramo e la Confcooperative Abruzzo. Il progetto del Comune di Giulianova prevedeva la realizzazione di una “cohousing sociale”consistente in una coabitazione solidale, una sorta di condominio costituito da un gruppo di persone che occupano le loro singole abitazioni portando avanti nel contempo un progetto di condivisione di spazi e servizi. Il Tar del Lazio ha tarpato le ali all’iniziativa a sfondo sociale rimettendo in pista il Comune di Lanciano che nella graduatoria regionale per l’ottenimento dei fondi si era piazzato al secondo posto dietro Giulianova.
Il Tar del Lazio, oltre a puntare l’indice sull’istruttoria, richiama alcune circostanze. Tra queste l’importanza di Casa Maria Immacolata sottoposta a vincolo storico, architettonico e monumentale per il quale, così si legge nella sentenza dei giudici del tribunale amministrativo, mancherebbe il parere di fattibilità da parte della Soprintendenza. Altro aspetto ritenuto negativo dai giudici amministrativi di Roma il capitale sociale di uno dei partner del progetto, pari a 10.000 euro. Viene ritenuto molto esiguo rispetto al finanziamento da sostenere pari a 2.600.000. Ora il Comune potrebbe impugnare la sentenza.
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