Amicacci, eccellenza a caccia di pubblico

29 Marzo 2016

La polisportiva nata 34 anni fa milita nella massima serie e accoglie decine di atleti disabili, ma in campo spesso è sola

GIULIANOVA. Una grande famiglia con la porta sempre aperta e con la tavola accogliente che profuma di mare e amicizia. E’ la polisportiva Amicacci, nata nel lontano 1982, che per ben due volte è salita sul tetto d’Europa con la squadra di basket in carrozzina, conquistando la coppa Europa Challenge a Madrid nel 2011 e la coppa "André Vergauwen” a Valladolid nel 2012. Gioca nel campionato di A1 dal 2006 ed ha anche una squadra in serie B ed una di mini basket, gli Amicuccioli. Oltre al basket i ragazzi praticano altri sport tra cui lo sci, il nuoto, l’handbike e il tennis da tavolo.

Dal 1996 la polisportiva gestisce il “Centro Handisport Ronald Costantini”, una struttura che accoglie gli atleti in carrozzina per tutto il periodo di campionato mentre in estate offre ospitalità a famiglie poco abbienti con parenti portatori di handicap, permettendo loro un soggiorno al mare.

Da dieci anni l’Amicacci collabora con lo stabilimento balneare del Comune di Giulianova contribuendo a renderlo tra i più qualificati in Italia per la sostenibilità, grazie al percorso tattile e ad una passerella di accesso Insomma un fiore all’occhiello, una vera e propria macchina per lo sport agonistico che macina chilometri ogni fine settimana per giocare le partite di campionato. Quando va bene la trasferta si ferma nel Palasport di Alba Adriatica, che da quest’anno ospita allenamenti e partite della squadra di A1 perché il Palacastrum di Giulianova non ha i requisiti minimi richiesti dalla federazione per un campionato di massima serie.

E poi ci sono le trasferte vere, quelle che portano la squadra fino in Sardegna, Lombardia, Lazio, Veneto, Toscana, Emilia Romagna per le gare del campionato italiano. «I viaggi sono offerti dalla Tua, l’azienda di trasporto unico regionale, grazie alla disponibilità del presidente Luciano D’Amico, mentre per dormire spendiamo circa 5mila euro ogni volta», dice Peppino Marchionni che dell’associazione è il vice presidente, «perché gli alberghi accessibili alle carrozzine costano di più».

I costi di gestione della sede si aggirano sui 44mila euro annui e sono tutti a carico dell’associazione che può contare sulla generosità di tanti amici e su alcuni sponsor privati fedeli al progetto che ormai da anni continuano a fare sentire la loro vicinanza all’associazione.

Oltre al sito internet e alla pagina Facebook, l’Amicacci ha un addetto stampa, Stefano D’Andreagiovanni. «Siamo più conosciuti in Europa che in casa nostra», dice Peppino Marchionni, «abbiamo fatto crescere atleti di interesse nazionale e paralimpico come Galliano Marchionni, Domenico Miceli e Simone De Maggi, però i giornali non danno continuità alle notizie delle nostre imprese in campionato e le istituzioni hanno dimostrato di non saper raccogliere l’investimento che abbiamo fatto in termini di inclusione sociale per i disabili attraverso lo sport. Nel resto d’Europa gli atleti in carrozzina si spostano con i treni mentre in Italia questo è ancora impossibile».

Peppino Marchionni che dell’Amicacci è stato ideatore, è sempre in prima linea. Sa che non si può fermare un momento. Organizza eventi, tesse rapporti con il mondo delle istituzioni pubbliche e con gli imprenditori privati. Nelle sue parole è raro trovare espressioni polemiche, ma fa fatica a nascondere l’amarezza verso una collettività che non riesce ad appassionarsi al basket in carrozzina. «Il nostro campionato ha le stesse regole del basket dei normodotati e questo lo rende entusiasmante», conclude, «i giocatori in campo devono fare tanto sforzo per mettere la palla in canestro e sarebbe bellissimo vedere un pubblico numeroso fare il tifo e sostenere la squadra».

Mirella Lelli

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