Ammanchi sui buoni pasto, due indagati

12 Aprile 2018

La Procura accusa di peculato due rivenditori privati dei ticket per le scuole. Indagine dopo la denuncia del Comune

TORTORETO. E’ con un’inchiesta per peculato che la Procura definisce il caso dell’ammanco dei buoni pasto da 160mila euro al Comune di Tortoreto. Nel fascicolo, aperto dal pm Laura Colica, sono indagati i due rivenditori privati che, secondo l’accusa, non avrebbero versato nelle casse dell’ente le somme dovute, ossia l’incasso meno la loro percentuale di guadagno, per la vendita dei buoni pasto delle mense scolastiche. E se gli accertamenti delegati dall’autorità giudiziaria sono alle battute iniziali, la vicenda nei mesi scorsi è già ampiamente finita alla ribalta delle cronache locali dopo la denuncia presentata dallo stesso sindaco Domenico Piccioni.
Gli ammanchi sarebbero iniziati nel 2012 e poi cresciuti per cinque anni fino all’anno scorso, quando l’amministrazione comunale ha deciso di cambiare il sistema di vendita dei buoni pasto delle mense scolastiche, togliendolo ai due rivenditori privati e affidandolo ad un ufficio comunale e ad uno sportello bancario.
A permettere la scoperta dell’ammanco sarebbe stata un’azione di accertamento dei conti a cui ha fatto seguito l’esposto presentato dal Comune ai carabinieri. Sulla vicenda è scattata anche un’indagine interna dell’ente con la commissione consiliare di vigilanza che proprio qualche giorno ha ascoltato il responsabile dell’ufficio finanze del Comune per ricostruire tutti i contorni del caso con l’obiettivo di verificare eventuali responsabilità tra gli uffici comunali e soprattutto di accertare i tempi. Gli ammanchi sarebbero sorti cinque anni fa e continuati successivamente, fino a che il sindaco Piccioni non ha dato notizia, nel dicembre scorso, di aver bloccato la convenzione con i privati a seguito di accertamenti nei conti e presentato un esposto-denuncia ai carabinieri, da cui è partita l’ indagine.
Secondo lo stesso primo cittadino, che sul caso nei mesi scorsi ha riferito proprio in consiglio comunale, il buco sarebbe nato nel 2012 e avrebbe superato di poco la soglia dei 40mila euro a fine amministrazione Monti nel 2014; cifra simile per il biennio successivo dell’amministrazione Richi; mentre l’exploit si sarebbe visto durante la gestione commissariale e le prime settimane di amministrazione Piccioni, con 70mila di ammanco generato in poco più di un anno. Ora sarà la Procura a fare chiarezza su date e numeri.
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