Anche gli armatori pronti allo sciopero contro il caro energia

Giovedì le barche resteranno in porto a Pescara, Giulianova e nel resto d’Italia. Ecco tutti i dettagli
GIULIANOVA. La marineria abruzzese incrocia le braccia giovedì contro il caro gasolio. I pescherecci resteranno ormeggiati nei porti con le sirene spiegate e sulle imbarcazioni saranno esposti gli striscioni per dare voce alla protesta. La mobilitazione, che coinvolge 43 marinerie italiane, è un grido d’allarme volto ad ottenere risposte concrete dal governo, di fronte a costi del carburante, che rendono sempre più difficile uscire in mare senza rischiare di lavorare in perdita. A Giulianova si stanno definendo le ultime iniziative da affiancare al fermo della flotta. «Per il momento si parla principalmente di mettere degli striscioni e cartelloni a bordo e di organizzare un presidio locale, ma le marinerie stanno ancora discutendo per decidere se fare qualcosa di più a livello nazionale», spiega Giovanni Massi, armatore e addetto alle aste del mercato ittico giuliese. Il confronto, riferisce l’amatore del motopesca “Flavia”, è aperto con diversi porti, dall’Abruzzo al Molise, fino alle Marche e alla Sicilia. «Ho sentito colleghi da San Benedetto, Pescara, Vasto e Termoli. Qualche richiesta di partecipazione è arrivata anche da Catania e Augusta», riferisce Massi.
L’obiettivo è coordinare le iniziative fra marittimi e mantenere un fronte comune, mentre per alcune manifestazioni, come quella annunciata nello Stretto di Messina dove è previsto il blocco, si stanno valutando modalità specifiche. A pesare sulle tasche degli armatori è soprattutto il prezzo del gasolio, che negli ultimi mesi ha registrato un’impennata. «Prima di tutta questa situazione un prezzo normale era sui 70 centesimi al litro», racconta Massi. «Ora ha superato abbondantemente l euro: per noi è insostenibile». Per i pescherecci a strascico, i consumi possono arrivare a livelli molto elevati, con una spesa quotidiana per il carburante che si somma ai costi dell’equipaggio, della manutenzione e delle attrezzature. Il problema è che il prezzo del pesce venduto all’asta non cresce automaticamente insieme alle spese sostenute per portarlo a terra. Anche una battuta produttiva, quindi, non garantisce necessariamente un guadagno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

