Annullate le mega multe agli ex vertici della Asl

Centro di fecondazione: Varrassi, Antelli, Ambrosi, Magnanimi e Ciarrocchi non dovranno pagare sanzioni amministrative da 100mila euro a testa
TERAMO. Annullate sanzioni da mezzo milione di euro. Lo ha deciso ieri il tribunale civile, nella “costola” del procedimento penale sul centro di procreazione assistita.
L'inchiesta scattò nel 2012, quando ilservizio aperto pochi mesi prima nell’ospedale di Teramo e diretto dal ginecologo Francesco Ciarrocchi fu sequestrato al termine di una lunga indagine condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri, dai Nas e dal nucleo tributario della guardia di finanza. In sostanza il nuovo servizio non aveva tutte le autorizzazioni del ministero della Salute.
Nel 2015 tutti gli imputati vennero assolti, ma nel frattempo è andata avanti la causa civile. I Nas di Pescara, i carabinieri di Teramo e la Finanza contestualmente al sequestro elevarono sei sanzioni amministrative. Se non pagate entro 30 giorni – come avvenne perchè i sei destinatari fecero opposizione – era poi il Comune il soggetto competente a erogare la sanzione, cosa che puntualmente fece. E ieri il giudice, evidentemente sulla scorta anche delle assoluzioni, ha annullato del multe, che nel frattempo erano già scese a cinque, in quanto la posizione di Gabriella Palmeri, l’ex direttrice sanitaria dell’ospedale, era stata stralciata.
Così ieri la buona notizia per l’ex direttore generale della Asl Giustino Varrassi, per l’ex direttore sanitario della Asl Camillo Antelli e per l’ex direttore amministrativo Lucio Ambrosi, oltre che per l’ex direttore del dipartimento materno-infantile Goffredo Magnanimi e per l’ex responsabile del centro di procreazione assistita Ciarrocchi. Ma anche per la Asl che era chiamata a pagare in solido con i cinque multati. Il Comune di Teramo inoltre ieri è stato condannato a pagare 8mila euro di spese legali per ognuno dei cinque sanzionati. Ovviamente, subito dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, il Comune potrà decidere se impugnarla o meno.
Sul fronte del processo penale, il primo grado si è chiuso nel 2015 con l'assoluzione per tutti gli imputati, con la formula «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato». Erano finiti a processo l'ex responsabile dell'unità operativa semplice di fisiopatologia della riproduzione e procreazione medicalmente assistita Ciarrocchi, l'ex manager della Asl Varrassi, l'ex direttore sanitario della Asl Antelli, il direttore medico del presidio ospedaliero Palmeri e il direttore del dipartimento materno infantile Magnanimi, che dovevano rispondere di violazioni del testo unico delle leggi sanitarie e della legge regionale 32 del 2007 che disciplinano l'apertura delle strutture sanitarie. A Ciarrocchi, inoltre, veniva contestata anche la violazione del decreto legislativo 191 del 2007 che disciplina le norme relative alla qualità e sicurezza per la donazione, l'approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. Per i pm Davide Rosati e Irene Scordamaglia il centro per la procreazione medicalmente assistita della Asl di Teramo fu attivato senza che la struttura fosse in possesso delle relative autorizzazioni, operando in maniera illegittima per otto mesi durante i quali furono erogate 738 prestazioni.
Mesi durante i quali Ciarrocchi, nella sua veste di ginecologo, «avrebbe prelevato, lavorato e distribuito cellule destinate all'applicazione nell'uomo senza le relative autorizzazioni». Accuse cadute tutte in dibattimento. Dibattimento in cui la procura aveva chiesto la condanna ad un anno e un mese di reclusione per Ciarrocchi e a un mese per tutti gli altri. (a.f.)
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