Antinori: voglio fare il sindaco a Teramo

24 Ottobre 2016

Il guru della fecondazione torna in città da uomo libero per rendere omaggio a Pannella: «Raccolgo il suo testimone»

TERAMO. «Io, trattato da criminale, calunniato e incarcerato a Regina Coeli, chiedo riscatto. E’ il momento di ricominciare, e lo farò delle battaglie avviate dal mio amico Marco Pannella. Per farlo devo tornare nella mia città, e guidare questo rinnovamento da sindaco». E’ un fiume in piena Severino Antinori, il noto ginecologo originario della frazione di Gabbiano di Civitella del Tronto, accusato di aver prelevato illecitamente ovuli da una giovane ragazza spagnola, costretta con le forze a sottoporsi a un intervento nella clinica Matris di Milano. Per questi fatti Antinori fu arrestato il 13 maggio scorso all’aeroporto di Roma dai Nas di Milano. Il ginecologo, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, martedì è tornato in libertà dopo che la sezione feriale di Cassazione, il 17 agosto, respingendo un ricorso della procura di Milano, ha dichiarato che non può essere qualificato come rapina il presunto prelievo illecito di ovuli, e che non sussiste il sequestro di persona. Per il guru della fecondazione assistita martedì è cessato l’obbligo di dimora e così, da uomo libero, per prima cosa ha deciso di tornare nella sua Teramo e, da amico radicale, portare i fiori sulla tomba del leader Marco Pannella.

Proprio da qui ha lanciato il suo impegno a fondare un movimento in difesa dei diritti civili tanto da spingersi a dichiarare di voler fare il sindaco di Teramo. Non una provocazione, la sua, ma un progetto preciso, condiviso con alcuni amici teramani, che vogliono raccogliere il testimone lasciato Pannella, e proseguire il suo impegno nei diritti civili. Simbolo di questa lotta sarà dunque il volto di Antinori che ieri mattina, da piazza Martiri della Libertà, ha annunciato di voler scendere in campo con un suo raggruppamento: il “Movimento italiano per i diritti umani e lo stato di diritto”. «Non un contenitore politico», precisa lo stesso Antinori, «né tantomeno un clone di quel grillismo comico del genovese», dice in riferimento a Grillo, «ma un movimento di difesa di quei diritti civili calpestati da un paese paludoso. Ho 71 anni, sono pieno di energie e tanta voglia di proseguire il lavoro di Marco».

Ecco perché simbolicamente il suo ritorno in libertà è coinciso con la visita a Cartecchio alla tomba di Pannella dove ieri ha deposto dei fiori e un biglietto d’affetto. «Ho vissuto sulla mia pelle il carcere, la calunnia, so cosa significhi, da innocente, essere trattato come un criminale solo per un errore giudiziario. All’aeroporto di Roma hanno atteso il mio arrivo con i fucili puntati», ha detto Antinori accusando la donna che lo ha trascinato in questo ciclone giudiziario definita «una fanatica dell’Isis che ha firmato il consenso alla donazione per il riconoscimento dei rimborsi applicati in queste circostanze». «Ho aperto cliniche e centri di procreazione da Mosca a San Paolo, ma nel mio Paese sono stato perseguitato da una cultura bigotta solo per aver cercato di attuare la fecondazione eterologa il cui divieto peraltro è stato abolito».

Antinori si riscatta partendo da Teramo («qui dove sono venuti alla luce centinaia di bambini grazie a me») e con un impegno che muove dalla costituzione di un gruppo civico fino ad arrivare alla volontà di aprire in città un grande centro di fecondazione assistita e medicina della riproduzione. «Voglio accompagnare le coppie che vogliono un bambino, a un percorso di fecondazione omologa e solo nei casi più gravi eterologa. Spero che me lo convenzionino così da poter garantire a tutti gratuitamente questo diritto. Nella nostra provincia mancano strutture di questo tipo», dice Antinori, che si definisce «un ambasciatore della vita e dell’amore. Perché negare a una coppia il diritto di avere figli? Chi si oppone è di un anacronismo retrogrado e crudele. Non sono per forzature dell’utero in affitto, dove i bambini sono trattati come merce. Non fa parte del mio bagaglio culturale e scientifico. Queste cose le lascio a Nichi Vendola che da esponente della sinistra italiana non ha speso una parola di sostegno nei miei riguardi così come le radicali Emma Bonino o Filomena Gallo. Da loro non ho mai ricevuto solidarietà». Un ultimo appello Antinori lo rivolge a Papa Francesco: «Chiedo al santo padre di prendere posizione per gli embrioni che mi hanno sequestrato. Si dichiara a favore della vita, ma quegli embrioni si stanno deteriorando e rischiamo di perderli. Che spenda una parola». Antinori si dice fuori da un incubo, ma ora ha tutta l’intenzione di chiedere il conto. Il prossimo passo è una richiesta di 20 milioni di euro di risarcimento danni allo Stato per la responsabilità civile.

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