Antonetti: «È il sindaco che va sostituito»

21 Giugno 2024

Critiche anche da Fracassa (Futuro In) e Rabbuffo (Lega), che rileva: «Ridimensionato Filipponi»

TERAMO. «L'unico a dover essere sostituito dovrebbe essere il sindaco perché quando una squadra gioca male, perde sempre ed è ultima in classifica l’allenatore e il manager o si dimettono o vengono esonerati»: così il consigliere comunale di Forza Italia ed ex candidato sindaco, Carlo Antonetti, commenta il rimpasto di giunta e ciò che attorno a questo è ruotato negli ultimi mesi. Secondo il forzista il tema è stato concausa di un blocco amministrativo che si traduce in «50 giorni senza consiglio comunale ordinario» e «question time che si riducono a grandi prese in giro da parte dell’amministrazione che non si degna di rispondere ai tanti e gravi temi sollecitati», dice Antonetti, invocando le dimissioni del sindaco e sottolineando come dopo 40 giorni non sia stato ancora convocato un consiglio comunale per l'insediamento della commissione d’indagine sul teatro e in città ci sia una condizione generale di stallo. «Nonostante una così drammatica situazione e in totale assenza di valide e sostenibili motivazioni tecnico-amministrative, dopo oltre 100 giorni dalle dimissioni di Cavallari e dopo l’adesione di alcuni consiglieri comunali di maggioranza al gruppo consigliare “mesto”, siamo stati costretti ad assistere a un indecente e sconcertante rimpasto di una “S-giunta” ormai alla deriva messo in scena da un sindaco ostaggio di penosi giochetti politici e vittima di consigli forti», prosegue Antonetti riferendosi al consigliere regionale Sandro Mariani, all’ex assessore regionale Mauro Di Dalmazio e al presidente della Provincia Camillo D'Angelo.
Dall'opposizione interviene anche Franco Fracassa, Futuro In, che parla di «montagna che ha partorito un topolino», accusando il sindaco di non aver «valutato qualità e competenze» ma «equilibri di potere divergenti dall’esito elettorale», di non aver spiegato ai cittadini le ragioni della defenestrazione degli assessori Valdo Di Bonaventura e Ilaria De Sanctis e di non aver rispettato il volere degli elettori che avevano accordato oltre 2.000 preferenze alla lista Teramo Vive, ora orfana di un referente in giunta.
Sulla stessa lunghezza d'onda la Lega, che chiede conto delle ragioni delle scelte e parla di un sindaco «ostaggio del presidente della Provincia e dei capricci di Cavallari», scrive Berardo Rabbuffo, che sottolinea: «Si assiste anche a una ridistribuzione delle deleghe, alleggerendo Filipponi, che vorrebbero imporre come futuro candidato sindaco e che, invece, ha dimostrato la sua incapacità politica e amministrativa con la sua arroganza mistificata da “disponibilità” e finte aperture all’ascolto». (v.m.)