Appalti dell’Ater, assolti gli ex dirigenti

13 Giugno 2020

L’ex direttore Di Timoteo e l’ex amministratore Pierangeli erano accusati di abuso d’ufficio: per i giudici il fatto non sussiste

TERAMO. Era stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione per entrambi nell’ultima udienza prima del lockdown. Giovedì mattina è arrivata l’ assoluzione per l’ex direttore dell’Ater di Teramo Lucio Di Timoteo e per l’ex amministratore unico Marco Pierangeli entrambi finiti a processo per abuso d’ufficio ed entrambi assolti con la formula più ampia del fatto non sussiste. A Di Timoteo veniva contestata anche un'ipotesi di falso. La sentenza di assoluzione è stata pronunciata dal collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei).
I due erano stati rinviati a giudizio nel 2018, a quattro anni dall’inchiesta aperta dalla Procura (pm titolare del fascicolo Davide Rosati) su una serie di lavori appaltati dall’Ater tra il 2011 e il 2014 a una ditta di cui, secondo l'autorità giudiziaria, era titolare un parente dell’ex direttore Ater. Sotto accusa, in particolare, erano finite alcune determine di liquidazione e affidamenti dei lavori in somma urgenza sottoscritte da Di Timoteo il quale per la Procura, oltre a «omettere di astenersi in presenza dell’interesse di un affine», come si legge nel capo di imputazione, le avrebbe firmate in violazione di varie norme, tra cui quella del limite di soglia di 40mila euro per gli affidamenti diretti, procurando alla ditta un ingiusto vantaggio patrimoniale. Accuse sempre rigettate da Di Timoteo la cui difesa (rappresentata dall’avvocato Gennaro Lettieri) nel corso del processo ha fatto sempre rilevare come non vi sia alcun legame di affinità tra l’ex direttore Ater e il titolare della ditta appaltatrice.
Ma l’abuso d’ufficio non veniva contestato solo all’ex direttore Ater. Per lo stesso reato, infatti, era finito a processo anche Pierangeli (assistito dall’avvocato Enrico Mazzarelli), al quale la Procura contestava di aver sottoscritto, anche lui in violazione di norme e nella sua veste all’epoca dei fatti di amministratore unico dell’Ater, un provvedimento di liquidazione di 43mila euro procurando, sempre secondo l’accusa, un ingiusto profitto alla ditta in questione.
Fondamentale, ai fini della decisione della corte, si è rivelato l’accertamento disposto dallo stesso tribunale che ha incaricato due tecnici di redigere una perizia volta a verificare la regolarità delle determine di liquidazione e di affidamento dei lavori oggetto del procedimento penale. Perizia da cui non sono emerse irregolarità di nessun genere.(d.p.)
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