Appalti per l’energia, accuse cancellate

Stop al processo per i dirigenti regionali Sorgi (ora all’Adsu) e Flacco, l’imprenditore Cauti e l’ex presidente Fira Micucci
L’AQUILA. Naufraga nel gorgo della prescrizione l’inchiesta avviata dalla Procura aquilana su presunti imbrogli negli appalti per l’energia. Ovvero gare d’appalto addomesticate, con lo zampino della Regione, per mettere le mani sui fondi europei.
Ieri c’è stato l’ultimo atto della vicenda (assai ridimensionata) davanti al giudice monocratico del tribunale dell’Aquila Tommaso Pistone. Dopo una breve camera di consiglio il giudice ha pronunciato la sentenza di non luogo a procedere per prescrizione nei confronti degli imputati, ovvero i dirigenti regionali Antonio Sorgi (ora direttore dell’Azienda per il diritto allo studio universitario di Teramo) e Iris Flacco, l’imprenditore teramano Ercole Cauti e l’ex presidente della Fira Rocco Micucci, sindaco di Rapino (Chieti), ai quali era mossa la sola imputazione di turbativa d’asta per fatti commessi tra il 2009 e il 2013. L’ipotesi d’accusa, per la quale gli imputati erano stati mandati a giudizio, è che Sorgi, in concorso con la Flacco, abbia sfruttato (all’epoca)il suo ruolo apicale in Regione per favorire Cauti, titolare della Metron, società di Mosciano Sant’Angelo, specializzata in programmi europei.
Cauti, attraverso procedure che la Procura aquilana definì «turbate» in suo favore, si sarebbe aggiudicato commesse pubbliche su progetti europei in materia di sfruttamento di risorse energetiche e protezione dell’ambiente. La Fira, finanziaria regionale, secondo la Procura, avrebbe partecipato alle gare, vincendole, «malgrado non possedesse le qualità professionali», ma potendo contare sull’appoggio della Metron.
Ma il grosso delle contestazioni era caduto e restava in piedi la sola presunta turbativa per il progetto Effect.
Ieri, dunque, sono stati gli stessi difensori degli accusati, tra i quali Guglielmo Marconi e Lino Nisii del Foro di Teramo e Augusto La Morgia del Foro di Pescara, a invocare la prescrizione con la quale hanno chiuso il caso ed evitato pronunce dall’esito imponderabile con tempi di giustizia (nell’ipotesi di rinuncia alla prescrizione) obiettivamente assai lunghi. Va detto, del resto, che l’indagine per come era stata avviata, sembrava preludere a contestazioni di maggior spessore visto che fu ipotizzata dai pm l’associazione a delinquere che crollò al termine dell’udienza preliminare nel giugno dello scorso anno. A nulla servirono all’accusa, all’epoca sostenuta dai pm Simonetta Ciccarelli e Antonietta Picardi, ben tredici faldoni, in tutto 20mila pagine, e seicento intercettazioni.
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