Appello a Marsilio: «Ci faccia riaprire»

19 Novembre 2020

Le proteste di una commerciante d’abbigliamento e di un imprenditore del mobile di Mosciano

TERAMO. I divieti imposti con l’istituzione della zona rossa sollevano le proteste di molti commercianti, una delle categorie sicuramente più penalizzate. «Chiedo al governatore Marco Marsilio per quale motivo noi che abbiamo negozi di abbigliamento per adulti dobbiamo restare chiusi in zona rossa e altre attività sono aperte. Con le dovute attenzioni anche noi garantiamo sicurezza»: così parla Gabriella Fieni, proprietaria di due negozi di abbigliamento uomo-donna, uno a Isola "L'altra idea",l'altro a Teramo "Target", entrambi chiusi perché non vestendo i bambini non rientrano tra le aperture consentite. «Con le nuove disposizioni solo poche attività sono chiuse: noi, le estetiste e i negozi di scarpe per adulti», prosegue, «praticamente è ferma una percentuale irrisoria di attività commerciali e in giro c’è lo stesso movimento di quando siamo aperti anche noi. Per poter lavorare dobbiamo trasformarci tutti in negozio da bambini o di biancheria? Le estetiste in profumerie?» E aggiunge in merito alle norme di sicurezza: «Abbiamo investito risorse per rendere le attività sicure e ora ci fanno chiudere. Bel risultato. Quando arriveranno i ristori? Non ci arrendiamo e proseguiamo la vendita con le spedizioni e le consegne a domicilio, ma ciò che sta accadendo è una ingiustizia».
Da Mosciano arriva il grido di dolore di Mariano Monaco, storico imprenditore del mobile. «Ci risiamo con la chiusura dei negozi di mobili che, come si sa, vendono anche elettrodomestici, tavoli, sedie, materassi ed altro», dice, «è risaputo che i punti vendita di arredamenti sono nella gran parte dei casi di grandi dimensioni. Pertanto è facilmente immaginabile che in quei luoghi si possa agilmente praticare il distanziamento necessario. È altrettanto noto che difficilmente si possano creare assembramenti in quegli spazi adeguati al ricevimento dei visitatori». Secondo Monaco non si comprende come anche questa volta abbiano incluso il settore tra le attività da chiudere. Conclude l’imprenditore: «Già in primavera lanciammo un appello a Marsilio affinchè ci facesse riaprire il prima possibile, ma la richiesta non fu accolta. Ora non possiamo accettare la nuova imposizione. Chiediamo con forza di farci riaprire».(a.d.fel.-al.al.)
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