Appello a sindaco e curia «Salviamo il polittico»

12 Luglio 2016

Il capolavoro di Jacobello del Fiore nel duomo rischia seriamente di danneggiarsi La storica dell’arte Raffaella Morselli: «È necessario un restauro filologico»

TERAMO. L’Incoronazione della Vergine, capolavoro assoluto di Jacobello del Fiore e del tardogotico veneziano, nonché opera identitaria di Teramo, con la prima illustrazione conosciuta della città, versa in un allarmante stato di conservazione e va salvata con un intervento di restauro che non si può più rimandare. Lo sottolinea con forza Raffaella Morselli, ordinario di storia dell’arte moderna nella facoltà di scienze della comunicazione dell'università di Teramo, che ha parlato del problema col vescovo Michele Seccia e, a più riprese, con il sindaco Maurizio Brucchi.

Da decenni i teramani sono abituati a veder risplendere lo straordinario polittico del maestro veneziano all’interno del duomo: dal 1955 sulla parete destra del presbiterio e, dal 1981, nella cappella barocca del patrono San Berardo, dove l’opera fu spostata dopo un atto vandalico. Ma a uno sguardo più attento e ravvicinato si notano, come rilevato dalla professoressa Morselli, i buchi dei tarli, spaccature e abrasioni, sollevamenti e cadute della pellicola pittorica, e le ridipinture selvagge del grossolano restauro di primo Novecento. Costoso e complesso l'intervento di salvataggio della preziosa opera realizzata da Jacobello a metà del secondo decennio del Quattrocento: sui 30-40mila euro la spesa per un restauro filologico, preceduto da accurate indagini diagnostiche.

«Sono necessarie indagini con la lampada di Wood e i raggi X», spiega Morselli, «per capire cosa c’è sotto la superficie pittorica, per poter poi rimuovere innanzitutto le parti ridipinte cento anni fa, come il manto della Vergine. Servirà inoltre una camera di disinfestazione per uccidere i tarli. Apparecchiature e interventi tali che richiedono l'opera dell’Icr, l’Istituto centrale per il restauro. È mai possibile che un’opera di tale importanza non abbia avuto un restauro filologico?».

Per la storica dell’arte l’importanza del polittico di Jacobello, oltre che nella sua sublime bellezza, sta nel suo valore identitario per i teramani, con la raffigurazione nella predella della prima immagine di Teramum (immagine usata e abusata in loghi ed etichette), e sta soprattutto nel fatto che si tratta dell’unico polittico del maestro veneziano in cui, spiega ancora Morselli, «l’originaria unità di tavole e carpenteria lignea (la sontuosa cornice gotica, ndr) è giunta sino a noi, mentre la superficie pittorica ha subito gravi danni a causa del restauro del 1913, con molte parti ridipinte e inventate».

Anche se è ipotizzabile, sottolinea la docente, che nei vari spostamenti il polittico sia stato smontato e rimontato, invertendo le tavole: «Rispetto alla foto pubblicata da Vincenzo Bindi nel 1889 appare infatti diversa la collocazione delle tavole raffiguranti i santi». Morselli sta studiando da alcuni anni il polittico insieme al suo allievo Pietro Costantini, autore della tesi di laurea magistrale “Jacobello de Flore pinxit. Nuove vicende per l'agostiniana “Incoronazione della Vergine” a Teramo». Tesi scaturita da una ricerca lunga e complessa, condotta anche nell’Archivio di Stato di Venezia e nell'Archivio generale degli Agostiniani a Roma. Dalle antiche carte, seguendo gli spostamenti del committente, il frate agostiniano Nicola da Teramo (il magister Nicolaus ritratto nella predella, primo nella schiera degli oranti), il giovane studioso giuliese è giunto alla conclusione che il polittico fu realizzato a Venezia e non direttamente a Teramo, e che la realizzazione avvenne tra il 1414 e il 1417. «Una città civile dovrebbe farsi carico del polittico di Jacobello, così come ha fatto per altri due capolavori conservati in duomo, il Cristo crocifisso e il paliotto di Nicola da Guardiagrele. Significherebbe riappropriarsi dell’identità delle proprie radici» osserva Morselli.

Un valore, l’identità, che bambini della scuola primaria e ragazzi delle medie hanno invece capito molto bene. Sono gli scolari della 4ªA della Noè Lucidi e gli studenti della 1ªA della scuola media di Sant’Egidio alla Vibrata, guidati rispettivamente dalle insegnanti Silvana Rastelli e Manuela Battipaglia, i quali, dopo aver seguito i laboratori di Pietro Costantini sul capolavoro di Jacobello del Fiore, hanno vinto nelle loro categorie la sezione Arte del ventennale Premio interculturale per le arti Il Faro, quest’anno incentrato con il progetto Teramo Arts Station sul tema “Cultura è... territorio”. Il restauro del polittico va fatto, urgentemente. Per Matilde, Francesca, Tommaso, Alessio, Sara, Mattia, e i figli dei loro figli.

Anna Fusaro

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