Araclio ricorda il suo esame «Tanto studio e terrore puro»

20 Giugno 2018

Il regista teramano rievoca quella prova che all’epoca era molto più difficile «Ai ragazzi di oggi dico che non è il caso di preoccuparsi più di tanto»  

TERAMO. È arrivato il momento tanto temuto dagli studenti, l'esame di maturità. Con il compito scritto di italiano inizia oggi in tutti gli istituti la serie di prove che compongono l'esame di stato. Una verifica del ciclo di studi, certo, ma soprattutto una tappa che segna l'addio alla scuola e all'adolescenza e l'ingresso nella vita adulta. Un rito di passaggio che gli adulti conservano tra i ricordi più vividi e affettuosi, sorridendo magari del panico di allora. Il temibile professor Pellegrino, membro esterno giunto da Chieti preceduto dalla fama di severità e preparazione, ancora incombe sul ricordo che Silvio Araclio ha del suo esame di maturità al liceo classico Melchiorre Delfico. Sostenuto nell'ultimo anno in cui l'esame di stato prevedeva quattro prove scritte (compito di italiano e le versioni greco-italiano, latino-italiano, italiano-latino), due orali divisi in gruppo letterario (italiano, greco, latino, storia dell'arte) e gruppo scientifico (matematica, fisica, chimica, storia, filosofia) a distanza di una settimana e, soprattutto, commissione esterna. «La mole di studio per gli esami era spaventosa» rammenta il regista, fondatore nel 1968 della compagnia teatrale Spazio Tre. «Io e i miei compagni di classe ce ne siamo resi conto solo alla fine. Poco prima eravamo ancora preda delle ultime interrogazioni. Poi fu terrore puro». Culminato all'orale, davanti al professor Pellegrino: «Faccia truce, non sorrideva mai. Me la cavai bene in latino, l'età argentea, Petronio, letto con qualche malizia. In greco oltre a farmi tradurre all'impronta un brano della Medea di Euripide pretese la metrica studiata al ginnasio. Fu esigente anche in altre materie. I nostri professori avevano scritto programmi dettagliati, il docente di italiano aveva indicato tanti autori minori come Giovanni Prati e Aleardo Aleardi, perciò Pellegrino suppose che noi li conoscessimo bene. Mi sono arrampicato sugli specchi e dopo mezz'ora di mio sproloquio sull'Edmenegarda di Prati mi gelò: "Ma lei l'ha letto?". Sono scivolato lentamente sulla sedia, terrorizzato». Nonostante il gran recupero in storia dell'arte, materia preferita («anche per una consuetudine familiare»), il giovane Silvio affronta spaventato l'orale delle materie scientifiche: «Avevo il terrore in corpo, sarebbe stato umiliante essere rimandato. Invece presi buoni voti. Non ero il più bravo in quella classe, ma eccellevo in arte, storia, filosofia». Una classe allevata da ottimi professori: Ettore Lombardo Fiorentino al ginnasio, al liceo Rino Faranda («geniale, affascinante, preparatissimo») per latino e greco, Virgilio Serafini italiano, Ubaldo Pirocchi matematica e fisica: «L'unico che ci dava del tu, tutti gli altri professori davano del lei, acuendo timore e rispetto». «Su una classe di 35 studenti, 20-25 erano bravi e molti hanno fatto carriere fulgide. Io stavo sul 7 e mezzo, media confermata dal voto di maturità. Per il compito di italiano scelsi una poesia, nelle versioni di latino andai bene, in greco non fui un granché, raggiunsi il 6. Ma il compito di greco andò male a tutti, era un testo lunghissimo, una di quelle versioni trabocchetto in cui basta tradurre male una parola per cambiare senso all'intero brano». I testi erano distribuiti agli studenti su fogli in ciclostile, sottolinea Araclio, «e al banco si poteva portare solo il vocabolario, vietatissimo però il Pechenino, che conteneva le forme verbali irregolari del greco». I controlli arrivavano alla perquisizione, per scovare i famigerati rotolini e cartucciere preparati a casa. Tentazione ancora in voga tra i maturandi, ai quali Araclio suggerisce di «non spaventarsi per un esame che oggi è poco più che una farsa, un rendiconto. Noi dovevamo dimostrare quanto di un quinquennio di studi classici ci fosse rimasto addosso». E aggiunge con orgoglio: «La mia generazione ha goduto di una formazione classica unica in Europa».
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