Arboretti: Marozzi non può costruire dove e come vuole

4 Aprile 2017

È ancora polemica sul caso di piazza Dalla Chiesa. L’ex sindaco smentisce di aver dato lui la possibilità di realizzare i palazzi: «Lo decise il consiglio»

GIULIANOVA. Chiamato pesantemente in causa dall’imprenditore Peppino Marozzi, che lo ritiene tra i principali responsabili della bocciatura del suo progetto edilizio in piazza Dalla Chiesa, il consigliere comunale ed ex sindaco Franco Arboretti ha scritto un comunicato per dire che lui ha sempre difeso l'ambiente, il paesaggio e il verde urbano. «Nel 1994 la mia giunta diede parere negativo all'edificazione ai piedi della collina ad ovest di piazza Dalla Chiesa, ma l'edificabilità fu voluta dal consiglio comunale sia dai partiti di maggioranza che di opposizione», precisa Arboretti, il quale ricorda anche che allora la proprietà era della famiglia Ferrajoli-Costantini e non di Marozzi che l'ha acquistata anni dopo. «L'amministrazione del '94 limitò i danni», aggiunge l’ex sindaco, «concedendo l'edificabilità solo su 1680 dei 12.340 mq dell'area e furono previsti due edifici alti 10,50 m. e non 14 come è possibile ora grazie alla variante specifica al Prg fatta nel 2006». Secondo Arboretti il progetto delle palazzine bocciato in commissione urbanistica non è molto meno impattante dei due palazzi che ora l’imprenditore dice di voler costruire. «Marozzi e tutti coloro che lo sostengono», polemizza l’ex sindaco, «ci devono spiegare come possono dire che la proposta attuale di sette palazzine, cinque alte 8,50 metri più 3 metri per il sottotetto e due alte 6,50 più 3 metri per il sottotetto, su un'area edificabile raddoppiata, sia meno impattante di due palazzine alte 10,50 metri autorizzate dal consiglio comunale nel 1994. Non a caso l'attuale proposta di Marozzi va in variante non solo al Prg, ma anche al Piano regionale paesistico ed al Piano territoriale provinciale che non consentono ciò che lui vorrebbe realizzare. Marozzi sapeva perfettamente cosa acquistava nel 2001 e cosa era consentito realizzare, e sapeva quali erano gli obblighi di cessione al pubblico. Perché ha sempre chiesto alle amministrazioni di aumentare l'entità degli interventi edificatori? E perché se tiene tanto al rispetto del paesaggio, non accetta le proposte di permuta che noi avanzammo nel 2015 per spostare in un'altra area i volumi realizzabili? Come fa a dire che può costruire, addirittura, a metà collina quando un simile progetto non può essere nemmeno preso in considerazione per via delle leggi sulla sicurezza idrogeologica? Tutti sappiamo, compreso Marozzi, che il progetto annunciato dovrà prima rispettare le distanze tra gli edifici che sono di 10 metri e non di 6, e rispettare l'entità e i tempi dell'area da cedere al Comune previsti nel 1994. Per il momento le carte dicono che non è così!»

Mirella Lelli

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