Arcuri parte civile nel processo a un’imprenditrice

17 Marzo 2021

La donna è accusata di aver venduto prima del tempo beni aziendali comprati con fondi stanziati da Invitalia

TERAMO. Era sotto osservazione nell’ambito di una indagine per una presunta truffa del terremoto (per cui è a giudizio) e gli accertamenti della guardia di finanza hanno scoperto altro. Una imprenditrice teramana di 57 anni è finita a processo con l’accusa di aver percepito fondi da Invitalia per un’attività commerciale, in questo caso una gioielleria, e aver rivenduto i beni aziendali violando il divieto di alienazione per cinque anni degli stessi beni acquistati con fondi pubblici. L’ipotesi di reato contestata alla donna è quella di malversazione ai danni dello Stato e l’Invitalia con l’amministratore delegato Domenico Arcuri, fino a pochi giorni fa commissario straordinario per l’emergenza Covid, si è costituita parte civile nel processo che si è aperto a Teramo davanti al giudice Domenico Canosa. Invitalia, l’ Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa partecipata al 100% dal ministero dell'economia e delle finanze, si occupa di gestire gli incentivi nazionali a sostegno di imprese e start up. Secondo l’accusa del pm Andrea De Feis la donna, nella sua qualità di legale rappresentante dell’ attività commerciale di oreficeria, nel 2012 ottiene da Invitalia incentivi per promuovere l’autoimprenditoritalità. Si tratta di un contributo in conto capitale (fondo perduto) pari a 46mila euro; di un finanziamento a tasso agevolato pari a 58mila euro e di un contributo in conto gestione (fondo perduto) pari a 12 mila euro. Tutti fondi per l’acquisto di beni strumentali alla propria attività imprenditoriale con vincolo di destinazione e divieto di alienazione per cinque anni dei beni comprati con i fondi. Secondo l’accusa, invece, la donna avrebbe ceduto i beni aziendali per 22 mila euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA