Area di crisi Val Vibrata, arrivate 347 proposte: valgono 725 milioni

9 Marzo 2017

Le industrie presentano a Invitalia le manifestazioni di interesse: nel Teramano le adesioni vengono in gran parte da abbigliamento e alimentare. L’obiettivo è creare 3.700 posti di lavoro

TERAMO. L’hanno chiamato “#RestartValVibrata” perché forse “ultima possibilità di salvezza” è meno moderno. Ma il senso, detto forse a mezza bocca, è lo stesso: l’area di crisi complessa è una possibilità che un territorio investito da un profondo processo di deindustrializzazione come la Val Vibrata inserito in una provincia i cui dati economici certo non brillano, deve giocarsi fino in fondo.

Certo, è passato un anno da quando venne riconosciuta dall’allora ministro del Mise Federica Guidi. E l’area di crisi ancora non decolla. La Provincia fa il punto della situazione e il presidente Renzo Di Sabatino lancia un appello a Regione e ministero perché facciano presto.

Per ora ci sono le manifestazione di interesse delle aziende intenzionate a investire nell’area Vibrata-Tronto-Piceno. Ad ottobre da Invitalia, soggetto attuatore del programma di riconversione industriale dell’area di crisi complessa Vibrata-Tronto ha lanciato una “call”, un invito alle imprese a presentare progetti. E il dato positivo è che è emerso L un forte interesse imprenditoriale ad investire in Vibrata attraverso gli strumenti che avrà a disposizione l’area di crisi complessa.

Complessivamente sono stati presentati 756 progetti, oltre un miliardo e mezzo di investimenti fra Vibrata e Piceno. In particolare per il Teramoa i progetti sono 347, per 725 milioni, con una previsione di quasi 3700 nuovi occupati (in totale sarebbero 8100 nelle due aree).

Facendo qualche calcolo la risposta nell’area teramana è stata maggiore: ha inseriti nell’area 13 Comuni rispetto ai 44 dell’area Picena e ha totalizzato il 46% delle adesioni alla “call” e il 48% del potenziale incremento occupazionale. Le manifestazioni si riferiscono ad una vasta gamma di settori anche se la maggiore concentrazione di proposte di investimento è nel manifatturiero (il 50%). Scendendo nel dettaglio, il 1% delle proposto proviene dall’alimentare, il 14% dall’abbigliamento, altrettante dalla fabbricazione di metalli, il 7% dalla gomma e plastica, il 2% dai mobili, solo per citare le voci più consistenti. Oltre al manifatturiero seguono ospitalità e ristorazione (11%) e poi una serie di settori che in totale raggiunge il 10% (si va dai servizi di informazione e comunicazione a quelli scientifici, istruzione, gestione rifiuti e risanamento ambientale).

Per le proposte oltre i 20 milioni di euro, su 8 complessive ben cinque sono riconducibili ad aziende teramane; anche nella soglia ricompresa tra il milione e mezzo e i 20 milioni si registra una maggiore adesione della parte abruzzese, in particolare nelle attività manifatturiere. Da segnalare anche l’entità della quota di investimenti destinati a ricerca e sviluppo: in Vibrata ci sono 12 proposte per 29 milioni .

Adesso, anche sulla base delle intenzioni delle imprese, Invitalia dovrà redigere il piano di riconversione industriale che poi dovrà essere approvato dal tavolo nazionale di coordinamento di cui fa parte anche la Provincia. Solo successivamente potranno essere emanati i bandi.

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