Area di crisi Vibrata, Comuni addormentati

A settembre partiranno i bandi. I sindacati: ma le amministrazioni locali non si stanno muovendo
VAL VIBRATA. Prorogata di un anno la cassa integrazione straordinaria per i 57 operai della fonderia Veco di Martinsicuro. E’ il primo, tangibile effetto dell’area di crisi complessa Vibrata-Tronto. Ci sono infatti fondi straordinari per utilizzare gli ammortizzatori sociali nelle aziende che fanno parte dell’area.
«E’ l’unica azienda che finora ne ha usufruito, e forse tale resterà», osserva Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl, «ormai le aziende che ne potevano beneficiare sono tutte chiuse. E’ uno strumento che se fosse partito 10 anni fa – quando se ne parlava ma le istituzioni non ci avevano creduto – avrebbe salvato tante industrie».
L’area di crisi complessa, a dire il vero, ancora non entra nel vivo. A fine settembre saranno emanati i bandi per le imprese, che un anno fa hanno risposto in massa con manifestazioni di interesse per 750 milioni di investimenti. Finora Regione e Provincia hanno svolto un’intensa attività organizzativa. Mancano però all’appello i Comuni, tranne qualche eccezione. «Il problema è che dell'area di crisi complessa sono arrivati finora solo gli ammortizzatori sociali», fa notare Mirco D’Ignazio, segretario della Fiom Cgil, «aspettiamo che arrivi qualche investimento sul sistema produttivo: qualche apertura o ampliamento di azienda. L'impressione è che se Regione e Provincia ci stanno lavorando, i Comuni sono completamente assenti. Eppure dovrebbero essere i primi a preoccuparsi: se si riuscisse a potenziare l'occupazione il primo a giovarsene è il territorio. Sono state fatte riunioni dell'Opes (osservatorio provinciale per l’economia e lo sviluppo, ndr) e molti Comuni non sono andati». E pare anche che pochi abbiamo risposto all’invito di Invitalia (ente attuatore dell’area di crisi) di mandare delle schede sulle varie aree industriali e sui capannoni dismessi. Così come è caduta praticamente nel vuoto l’offerta di formare personale per aprire in ogni Comune uno sportello informativo sull’area di crisi. «E se a settembre le imprese non saranno pronte a rispondere ai bandi», incalza D’Ignazio, «rischiamo di perdere un treno che non passa più. Anche le associazioni datoriali si devono attivare in questo senso. E' un'occasione che si è riusciti a strappare con le unghie e con i denti: se poi non si sfrutta sarebbe un autogol pazzesco».
Intanto, sul fronte Veco, i lavoratori saranno sicuri per un altro anno. Il 5 settembre la fonderia riaprirà e a quanto si dice nuove commesse sono in arrivo. «Ora aspettiamo che il commissario giudiziale ci convochi», aggiunge Boccanera, «per capire qual è la situazione del concordato preventivo in continuità. Noi peraltro ci stiamo muovendo per far ottenere alla ventina di lavoratori a cui a breve scadrà l’indennità di mobilità, usufruendo sempre delle opportunità dell’area di crisi complessa, una proroga di un anno. Così nel frattempo riescono ad accedere al Tfr . Siamo fiduciosi che la Veco riesca a ripartire, noi ce l'abbiamo messa tutta». (a.f.)
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