Arrestati i Santoleri Una telecamera li incastra

La Procura: «Il corpo della donna per tre giorni è rimasto nell’auto»
GIULIANOVA. Nessuna prova regina, ma per il codice di procedura penale una serie di elementi gravi, precisi e concordanti. Che in un’inchiesta per omicidio scandiscono le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che all’alba di ieri porta in carcere Giuseppe e Simone Santoleri, 67 e 43 anni, ex marito e figlio della 64enne pittrice teatina Renata Rapposelli. Per gli inquirenti hanno ucciso (strangolandola o avvelenandola) e cercato di distruggere il corpo della donna dopo averlo trasportato in auto fino a Tolentino, lo hanno fatto per motivi economici, hanno fornito falsi alibi per deviare le indagini, hanno cercato di cancellare prove e intimorire testi. Il gip del tribunale di Ancona Carlo Cimini in 55 pagine sposa in pieno la ricostruzione del pm Andrea Laurino fissando le tappe di quattro lunghi mesi d’indagine (portate avanti dai carabinieri del reparto operativo di Ancona e da quelli del reparto teramano guidati dal tenente colonnello Luigi Dellegrazie) e mettendo nero su bianco una certezza che manda il fascicolo alla Procura teramana per competenza territoriale.
GLI ATTI A TERAMO. «La ricostruzione dell’omicidio», scrive a pagina 52 dell’ordinanza, «colloca la consumazione del reato nel territorio di Giulianova, nella seconda parte del pomeriggio o, comunque, nella serata del 9 ottobre 2017». Ed è da questa data che le indagini puntano ai Santoleri. Perchè dal 9 ottobre nessuno ha più notizia di Renata, originaria di Chieti ma da tempo trasferita nell’Anconetano dopo la separazione del marito. L’ultima traccia del telefono cellulare della donna è a Giulianova, davanti alla stazione ferroviaria. Perchè Renata quel giorno da Ancona era arrivata in treno a Giulianova per visitare ex marito e figlio che non stava bene. Un mese dopo il corpo della pittrice viene trovato in una scarpata di Tolentino, vicino al fiume Chienti.
IL CORPO IN AUTO PER GIORNI. Dalla casa dei Santoleri, sostiene l’accusa, nessuno ha più visto uscire la Rapposelli. Testimoni hanno sentito il figlio Simone insultarla e inveire contro di lei che aveva avviato una causa per riavere 3mila euro di assegni alimentari arretrati: «Dopo tanti anni sei venuta a riprenderti mio padre» avrebbe detto Simone alla madre preoccupato, secondo la Procura, di perdere la pensione del genitore unica fonte di sostentamento. Alcuni testimoni avrebbero visto la Fiat Seicento dell'ex marito spostata diverse volte la sera del 9, forse per caricare il corpo: qui il cadavere, avvolto nel cellophane e coperto da cartoni, sarebbe stato nascosto tre giorni.
LE TELECAMERE. Alle 11.15 del 12 ottobre, la Fiat Seicento (si vede la targa, non gli occupanti) viene ripresa dalle telecamere in una rotatoria a Porto Sant'Elpidio: appare carica, non ha la cappelliera posteriore e spuntano i cartoni dal bagagliaio. Più avanti sulla strada statale per Tolentino, a Morrovalle, la Seicento bianca compare ancora: ha il tergicristallo bloccato come l'auto dei Santoleri. Un quadro abbastanza completo, secondo l'accusa, cui potrebbero mettere il sigillo gli accertamenti dei Ris sulla compatibilità del terriccio sulle ruote della vettura con quello vicino al fiume Chienti dov'era il cadavere.
ROBERTA RAGUSA. Sostiene l’accusa (che ha esaminato computer e telefonini di entrambi) che prima del ritrovamento del corpo Simone abbia scaricato la sentenza della Cassazione sul caso di Roberta Ragusa, la 44enne di San Giuliano Terme (Pisa) il cui cadavere non è stato mai rinvenuto: la Cassazione ha annullato il proscioglimento del marito Antonio Logli successivamente condannato dal gup a 20 anni di carcere (appello il 18 marzo) per omicidio e soppressione di cadavere.
LA FARMACISTA. E’ una testimone fondamentale per l’accusa perchè le sue parole («intorno alle 16.30 del 9 ottobre la Rapposelli è entrata nella mia farmacia«) smentiscono la prima ricostruzione di padre e figlio che hanno sempre sostenuto che quel giorno hanno riaccompagnato la donna ad Ancona lasciandola a Loreto. Ma quel giorno nessuna telecamera ha ripreso la Fiat Seicento. Domani in carcere l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Roberto Veneziano.
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