Arrestati per estorsione Il giudice cancella l’accusa
Alba Adriatica, i tre erano stati denunciati da un commerciante di automobili ma per il tribunale c’è stata solo violenza privata e ne condanna due a 10 mesi
ALBA ADRIATICA. Erano accusati di tentata estorsione e minacce, ma i giudici li hanno assolti dall’accusa delle minacce perchè il fatto non sussiste e hanno derubricato l’estorsione in violenza privata condannandoli a 10 mesi per questo reato. Si è concluso così in primo grado il processo a carico di Piero Di Pasquale, 48 anni, rosetano, Sandro Flavio Galassi, 50 enne di Pineto. Con loro era imputato anche Vittorio Amedeo Ruggieri, 49enne di Roseto, che è stato assolto perchè il fatto non sussiste da entrambe le ipotesi di reato.
Di Pasquale e Ruggieri vennero arrestati nel gennaio di due anni fa dai carabinieri di Alba in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare per concorso in tentata estorsione aggravata. Secondo l’accusa con Galassi avrebbero più volte minacciato un commerciante di autoveicoli del posto chiedendogli la consegna di 5mila euro per debiti contratti non da lui ma da un connazionale suo conoscente. Quest’ultimo sarebbe stato loro debitore di alcune migliaia di euro.
Sempre secondo l’accusa si sarebbero presentati in una concessionaria in cui si trovava una macchina consegnata in conto vendita dal commerciante chiedendo di poterla avere. «Si rivolgevano all’impiegato della concessionaria», si legge nel capo d’imputazione, «dicendogli che avrebbero bruciato il locale qualora non fosse stata loro consegnata la macchina ed esibendo una pistola». Sempre secondo l’accusa dopo essersi impossessati della vettura del commerciante avrebbero contattato lo stesso «prospettandogli», si legge a questo proposito nel capo d’imputazione, «l’impossibilità di tornare in possesso della sua autovettura qualora non avesse corrisposto la somma di 5mila euro e restituito un assegno di 5mila euro precedentemente emesso da di Pasquale». Secondo l’accusa avrebbero intimidito il commerciante sia telefonicamente (attraverso degli sms) e sia personalmente. A rivolgersi ai carabinieri era stato il commerciante che aveva presentato una denuncia dando così il via alle indagini con un rapporto alla procura. Al termine degli accertamenti la procura aveva chiesto ed ottenuto le ordinanze di custodia cautelare per i tre. Successivamente l’avviso di conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio accolta dal gup. Davanti ai giudici sono stati ascoltati vari testimoni che hanno cercato di ricostruire la vicenda. Al termine dell’istruttoria il pm d’udienza Silvia Scamurra ha chiesto condanne a 5 anni e 6 mesi per tutti, ma i giudici (Flavio Conciatori presidente del collegio) non hanno ritenuto sussistente il reato dell’estorsione che hanno derubricato in violenza privata. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Cataldo Mariano, Antonio Di Gaspare e Franco Perolino. (d.p.)
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