Arriva il naso elettronico per la qualità degli alimenti

15 Settembre 2014

E’ il progetto sui cui stanno lavorando i ricercatori della facoltà di Bioscienze L’apparecchio è in grado di accertare se un cibo è buono oppure no

TERAMO. Annusa gli odori meglio di un segugio ma ha il “cervello” di un piccolo robot. Un “naso elettronico” in piena regola, che fiuta un alimento e dice se è buono o cattivo, da dove arriva e se è di qualità. Da tre anni il naso dal super-olfatto è al servizio del gruppo di ricerca di chimica analitica della facoltà di Bioscienze di Teramo che sta conducendo esperimenti e lavori sul suo utilizzo in campo alimentare.

Il sistema funziona come un qualsiasi naso umano: ha una pompa a gas per inspirare, una serie di sensori e un software che invece immagazzinano dati e li restituiscono sottoforma di numeri e segnali luminosi. In pratica è il modo in cui il naso dà il suo ok ad un prodotto. «Il vantaggio è la velocità con cui traccia l’alimento», spiega il preside della facoltà Dario Compagnone, «e in pochi minuti dà informazioni sulla sua qualità, la provenienza, se ci sono contaminazioni microbiologiche. Il tutto senza passare per altri esami che richiederebbero più tempo e più risorse».

Per le aziende significa poter conoscer meglio un prodotto prima di lavorarlo, mentre per i consumatori c’è una maggior garanzia e in tempi di consumo consapevole non è poco. In futuro però il naso elettronico potrebbe entrare anche nei supermercati: «Immaginate di poter sapere se un hamburger è 100% di carne bovina», fa degli esempi Compagnone, «se le verdure sono veramente fresche, se un formaggio è stato davvero stagionato per sei mesi o un anno, se il salmone norvegese o il prosciutto iberico o i pistacchi di Bronte che volete provare (a caro prezzo) vengono veramente da lì. C'è ancora molto lavoro da fare, ma i primi risultati sono molto promettenti».

In questi tre anni di sperimentazioni ne sono state fatte tante (i ricercatori teramani si occupano di tarare sensori e software mentre la parte hardware è in mano a un gruppo di ingegneri dell’università di Tor Vergata). Si va dal progetto finanziato da una multinazionale belga sul cioccolato “sniffato” dal naso elettronico per testarne la fermentazione, fino ai lavori sull’olio d’oliva per studiarne la reale provenienza. La facoltà di Bioscienze ha anche collaborato con l’industria dolciaria teramana Gelco per i coloranti delle caramelle. Un’altra ricerca è invece quella sulla stagionatura del pecorino canestrato di Castel del Monte.

«Adesso stiamo lavorando su come individuare la carne di maiale in alcuni alimenti», dice ancora Compagnone, «ed è interessante se si pensa a quant’è importante quest’aspetto nel mercato arabo». Tutti studi che finiranno nella scheda segnalata dall’ateneo teramano alla task force regionale, già a lavoro per scegliere i progetti che andranno all’Expo (il tema com’è noto è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”). Ad ottobre, intanto, Compagnone interverrà alla prestigiosa conferenza internazionale di Roma, ImekoFoods, promossa dall’Enea (l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Il preside, e ovviamente il “naso elettronico”, sono gli unici italiani invitati a partecipare.

Fabio Marini

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