Arrivano 25 migranti, Castilenti si divide

Il sindaco su Facebook chiede abiti usati per aiutarli e incassa reazioni in buona parte contrarie
CASTILENTI. Nel comune di Castilenti da qualche settimana è nato un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per immigrati richiedenti asilo. Si trova in un casale messo a disposizione da un privato in località Pizzannocca e ospita 25 giovani che vengono seguiti tramite la prefettura di Teramo da una cooperativa specializzata chiamata L’Abbraccio. Ai rifugiati vengono forniti cibo e beni di prima necessità e a breve partiranno corsi di lingua e altre attività.
Arrivi che hanno diviso la popolazione di Castilenti: nei bar e nei luoghi di ritrovo è l’argomento di cui si parla, con pareri opposti e una certa preoccupazione. La discussione è viva più che mai anche nei social: su Facebook, ad esempio, un post del primo cittadino di Castilenti, Alberto Giuliani, ha ricevuto tanti commenti. Il sindaco chiedeva, informando che a Castilenti erano arrivati 25 immigrati, un piccolo aiuto come la fornitura di abiti usati in segno di benvenuto. I commenti favorevoli e generosi sono alternati ad altri estremamente critici, in alcuni casi xenofobi. In un commento si legge: “Non sono favorevole, aiutiamo gli italiani che hanno bisogno veramente”; in un altro: “Sono seriamente preoccupato per la sicurezza dei miei figli”. In altri la preoccupazione è di natura sanitaria: “Sono stati visitati?”. Altri criticano la gestione a livello nazionale del fenomeno migratorio. A preoccupare è anche il fatto che i migranti, non essendo costretti a stare nel centro, possono andare via, e alcuni lo hanno fatto incamminandosi verso le città.
Sabato sono arrivati altri ospiti e la struttura è tornata a ospitare 25 ragazzi. Parlano per lo più arabo, qualcuno anche l'inglese e il francese. La loro età media è di circa 30 anni e provengono da Bangladesh, Mauritania, Sudan, Sierra Leone, Nigeria, Algeria e Ghana. Tra loro ci sono musulmani, cattolici e induisti. Ronie ad esempio è indiano e viene dalla Libia, ha lavorato per compagnie petrolifere; Mohamed è arrivato con un barcone insieme ad altre 150 persone e sa lavorare il ferro: vorrebbe portare sua moglie e i suoi tre figli in Italia.
Persone, non numeri, con storie, sogni, progetti. E qualcuno sempre sui social riflette su questo: “Averli qui può essere una opportunità per una comunità che soffre lo spopolamento e che sta perdendo scuole e servizi”.
Evelina Frisa
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