Arrivano le prime guarigioni nel centro Covid di Giulianova

17 Maggio 2020

Dimessi sei pazienti, tra questi anche un 90enne che è potuto tornare a casa come gli altri  Ora restano ricoverati in dieci. Il medico: «Un’emozione accompagnarli anche in questo percorso» 

GIULIANOVA. Dal contagio alla seconda vita: in mezzo giorni lunghissimi a scandire un tempo infinito. Prima negli ospedali, poi in altre strutture di degenza. Come nel presidio Covid del bivio Bellocchio, a Giulianova, Rsa aperta meno di un mese fa proprio per ospitare i pazienti in via di guarigione che arrivano dagli ospedali di Teramo e Atri.
In questi giorni in sei sono tornati a casa dopo lunghissimi periodi. Numeri a raccontare la tregua: c’è il pensionato di 90 anni che ha vinto la battaglia con la malattia, il professionista di 43 che riabbraccia moglie e figli, la donna di 70 travolta dal Covid con il marito coetaneo che, a differenza di lei, dovrà restare ricoverato ancora per qualche giorno. Tutti guariti, tutti negativizzati, tutti finalmente a casa tra lacrime e ringraziamenti. Quelli ai medici, agli infermieri, agli operatori socio sanitari: volti e voci che per settimane, a volte mesi, sono diventati anche quelli dei familiari obbligati alla lontananza. Tra cure e parole a toccare il fisico e l’anima. Eleonora Sparvieri, 42 anni, medico dell’ospedale Covid di Atri nell’equipe di Enrico Marini e ora nella Rsa del bivio Bellocchio (con il caposala Fabrizio Castagna), sa che nulla sarà come prima, che quelle strette di mano non le dimenticherà mai. Che, come tutti i suoi colleghi, ha dato tanto ma ricevuto altrettanto da quei volti diventati familiari. «Occuparsi di persone costrette a stare lontane dai propri cari comporta un trasporto emozionale notevole», racconta, «e vederli finalmente tornare a casa apre il cuore. Resta il profondo dolore, da essere umano e medico, per chi non ce l’ha fatta, per chi non è stato possibile salvare. È stata ed è una esperienza fortissima frutto di un lavoro di squadra che non ha visto nessuno risparmiarsi. Quando ad Atri è stato organizzato l’ospedale Covid nessuno si è tirato indietro, tutti hanno dato il massimo. Un gioco di squadra a tutti i livelli che è stato sicuramente vincente».
Naturalmente la tregua dei numeri non allenta lo stato di allerta che resta a sovrastare tutto. A cominciare dai ferrei sistemi di sicurezza che anche nella Rsa del bivio Bellocchio non consentono ai pazienti ricoverati di poter incontrare i familiari. «Ci siamo organizzati con le video chiamate, con i messaggi perché sappiamo quanto il rapporto con i familiari sia fondamentale in momenti come la malattia», continua, «stiamo pensando anche ad altre soluzioni e ci auguriamo di poterli adottare presto». Nel frattempo ci sono medici, infermieri e operatori sanitari a garantire videochiamate e telefonate. La struttura di bivio Bellocchio, destinata a ospitare un centro per i malati di Alzheimer (mai di fatto attivato), è stata riconvertita in una struttura di degenza per malati Covid in via di guarigione appena dimessi dagli ospedali ma non ancora in grado di tornare a casa. Ha 22 posti letto ed è gestita dal raggruppamento di cooperative già affidatario del servizio di gestione della Rsa, che fornisce infermieri e personale non medico. «È sempre un grande lavoro di squadra», conclude la dottoressa Sparvieri, «che ci consente di avere importanti risultati e soprattutto di fare tutto il possibile affinché i pazienti reagiscano nel miglior modo possibile».
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