mosciano sant’angelo

Arrostiland è la festa dell’Abruzzo contemporaneo

5 Aprile 2026

Il rito pagano dell’arrosticino e la forza organizzativa della Rete: è meglio dell’Oktoberfest. Per metà sagra postmoderna e per l’altra metà un happening identitario

MOSCIANO SANT'ANGELO. Ho un ricordo molto netto dell’edizione di Arrostiland dello scorso anno, a suo modo picaresca e perfetta, soprattutto epica, e a tratti persino esotica, come se fosse la scena finale di un film di Gabriele Salvatores, o la pagina di un racconto di Gabriel Garcia Marquez. Il contesto era questo: dopo giorni di tribolazione per gli organizzatori, sottoposti agli odiosi balzelli e alle tante angherie burocratiche indotti dalla stratificazione dei vari (e inutili) decreti sicurezza di questi anni, era arrivato alla fine il gran giorno di Pasquetta. I visitatori curiosi si avvicinavano a Torre de’ Passeri con un’incognita, una speranza, e un dubbio: che cosa accadrà? Quante persone ci saranno, dopo che negli anni precedenti, sempre in crescita, si era sfondato il tetto delle ventimila presenze?

Noi del Centro non eravamo imparziali, perché arrivavamo come tifosi: ci eravamo appassionati da tempo a questa incredibile manifestazione, e soprattutto alle sue caratteristiche che (come vedremo) sono uniche. Arrostiland è per metà una sagra postmoderna, per l’altra metà un happening identitario dell’Abruzzo contemporaneo.

E infine – molto più semplicemente – una sontuosa festa carnivora. Ma insomma: l’afflusso (date queste recenti normative restrittive) comprensibilmente preoccupava le autorità di pubblica sicurezza. Fin dalle prime ore della mattina, Torre de’ Passeri era pacificamente presa d’assalto, sia dalle ferrovia che dal casello, tutti si chiedevano se la logistica sarebbe riuscita a contenere una imprevista (almeno nelle proporzioni finali) marea umana. Erano state predisposte (per qualsiasi evenienza) sei ambulanze, e trasportati in loco 26mila euro di estintori, più diversi presidi di Pronto Soccorso. Per chi non conosce le regole del gioco: l’organizzazione mette a disposizione di tutti quelli che prenotano una piazzola attrezzata e un attacco di corrente. E io, arrivato al casello di uscita dell’autostrada (intasato) avevo capito subito che il successo superava le più rosee aspettative: una splendida, bianca e profumata nube di brace avvolgeva il paese, come in un cartone animato. I parcheggi predisposti subito fuori dal paese erano pieni. La gente sciamava sorridente, a piedi, guadagnando l’epicentro della festa in una sorta di piacevole struscio.

Il raduno era stato reso possibile dalla meticolosa organizzazione che abbiamo raccontato in questi mesi. Prima un vero e proprio bando di gara, poi la sfida tra i comuni (che ogni anno fanno di tutto per aggiudicarsi l’edizione) e quindi le prenotazioni online, veicolate attraverso le cellule primarie di Arrostiland, le cosiddette “greggi” che si sono costituite, nel corso degli anni, online. Ecco l’elemento post-moderno: il sapore dell’adunata che celebra la sua comunione intorno al sacramento pagano dell’arrosticino, viene ibridata con le nuove forme di organizzazione della rete: senza questa connessione non sarebbe possibile raccogliere le quote associative, e sostenere preventivamente tutte le spese della logistica. Il contributo del comune organizzatore viene “amplificato” dalla comunità dei nomadi arrostitori digitali.

Su questo giornale Fausto Di Nella ha spiegato con molta chiarezza che Arrostiland non ha fini di lucro, è una sorta di Onlus gastronomica, il fine delle quote è coprire le spese che rendono possibile l’evento: palco, assistenza sanitaria, logistica, stand. Non ci sono trucchi o misteri, è tutto alla luce del sole: lo scopo di Arrostiland è fare Arrostiland.

E, nel 2025, tutto ha funzionato alla perfezione: non un ferito, non una fiammella (malgrado una delle più alte concentrazioni di rostelle e braci mai realizzate nella storia dell’Abruzzo). Chi conosce questa terra non aveva dubbi neanche prima, ma il pessimismo burocratico è stato sconfitto. Infine, la sorpresa: uno straordinario flusso di giovani e giovanissimi, provenienti non solo da tutta Italia, ma anche dal resto d’Europa, da Barcellona, dal Belgio, da ovunque. Ecco, spiego solo per chi non c’è stato il clima che si incontra quando si entra dentro la nube della festa: tutte le “greggi” si raccolgono intorno alle loro braci, con i propri riti e le proprie insegne (molti con le maglie stampate apposta) e tutti offrono a chi passa le loro carni. Intorno a questi spiedi si stringono patti di amicizia che valgono per la vita. In fondo al percorso c’è anche lo stand della pro-loco (a pagamento) che tradizionalmente è organizzato dal Comune di turno dell’edizione. Morale della favola: la plusvalenza di tutto quello che viene incassato, pagate le spese, viene devoluta al Comune, che dopo aver detratto le spese, può godersi (come è accaduto l’estate scorsa a Torre de’ Passeri) una buona estate di spettacoli ed eventi, anche grazie a quel provvidenziale “fondo cassa” che resta sul territorio.

Se racconto tutto questo è perché questo format rende Arrostiland molto più di una bella festa, forse un modello culturale e organizzativo. E se gli spettatori dello scorso anno – tra registrati e viaggiatori spontanei – sono arrivati alla soglia dei 30mila, sarebbe bello che Mosciano fissasse un nuovo e luminoso record. Vi rivelo, solo alla fine, gli ultimi due motivi per cui il Centro non è più uno spettatore, ma un tifoso di questo modello.

1) Addio Oktoberfest, senza rancore: questa festa di Arrostiland può diventare la più grande sagra di carni arrostite d’Europa. Il motivo è molto semplice: la logistica leggera “Napoleonica” dell’arrosticino, che si muove leggero come le artiglierie di Bonaparte, supera la pesantezza organizzativa necessaria al ciclo del Wurstel bismarkiano.

2) E poi, infine, c’è un secondo e ultimo motivo, profondamente culturale, quasi mistico, molto personale e decisivo: io per uno spiedo di Arrosticini di fegato di vitello della macelleria di Penne, con la fettina di lardo di pecora incastonata in mezzo – come un gioiello prezioso – potrei commettere qualunque crimine. Non sono il solo. Ci vediamo a Mosciano.

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