Artigianato, scomparse 1.600 imprese

7 Febbraio 2018

La Cna: in sette anni la provincia di Teramo ha perso 4.100 posti di lavoro nel settore. Sofia: «Servono aiuti dalla Regione»

TERAMO. Un’emorragia continua. Il settore artigianato dal 2009 ha perso in provincia di Teramo 1.645 imprese, il 17% del totale. E con le piccole aziende artigiane, sono scomparsi i posti di lavoro. Si calcola che siano più di 4.100 i posti persi.
La crisi delle piccole e medie imprese, che sono la totalità del settore artigiano, ha investito, in Abruzzo, soprattutto la provincia di Teramo. Se la percentuale regionale ammonta a un -13,6%, Teramo con il suo -17% è la provincia con i valori più alti (Pescara fa segnare -9,4%, Chieti -14,6%, L’Aquila -12,3%).
Le maggiori perdite, nel Teramano, si sono verificate nel comparto manifatturiero (-433 aziende, solo nell’abbigliamento il saldo è di -97) e soprattutto nelle costruzioni (-1.068). «La provincia di Teramo ha storicamente un forte tessuto imprenditoriale artigiano che non poteva non risentire, ad esempio, della crisi della Val Vibrata su cui ci abbiamo messo 8 anni a mettere in campo un intervento», esordisce Gloriano Lanciotti, direttore della Cna, riferendosi all’area di crisi complessa «nel Teramano non ci sono grosse aziende che creano un indotto importante, l'artigianato dunque è stato il primo ad andare in crisi. Acuita da problemi nel credito: sono venuti meno importanti istituti che si occupavano del credito alle imprese artigiane. Molto hanno fatto le Bcc, che si sono sostituite agli istituti locali, ma il dato sul credito resta molto negativo. C'è poi il solito problema delle garanzie, abbiamo problemi di risorse per i Confidi che ancora non arrivano».
Altro fattore che ha contribuito alla moria di imprese artigiane è stata la crisi dell’edilizia. «L’edilizia era una punta di diamante in provincia, ma ha avuto un crollo enorme, portandosi dietro tutte le imprese artigiane che si occupano di impianti», aggiunge Lanciotti, «Speriamo che le risorse arrivino presto per la ricostruzione post sisma che può rilanciare il settore. Ma il problema tempo è fondamentale. E questo anche per lo spopolamento delle aree interne: la popolazione che si è spostata verso la costa perchè ha case o attività inagibili se passa troppo tempo potrebbe non ritornare nelle aree interne».
Il presidente della Cna provinciale, Bernardo Sofia, torna a rivolgere una serie di richieste alla Regione: «Bisogna destinare 1,5 milioni di euro per rifinanziare il fondo di garanzia di riassicurazione regionale gestito da Artigiancassa che consentirebbe di sostenere le operazioni delle imprese per un valore di 30 milioni. Ma anche finanziare con un milione la “trasmissione d’impresa” fra chi cessa la propria attività un giovane che vuole rilevarla. Sempre in materia di giovani è importante destinare un altro milione alle starup per renderle più solide, visto che troppo spesso chiudono nei primi tre anni di vita». Il presidente parla poi di un ampio capitolo sulla formazione da finanziare, dall’apprendistato professionalizzante alla bottega-scuola. E poi, fra l’altro, anche aiuti all’artigianato artistico e alle imprese che si digitalizzano.
Per il 2018 Lanciotti si dichiara «moderatamente ottimista: si vedono segnali di inversioni di tendenza, che però va supportata. E anche la ricostruzione sarà fondamentale: ci sono 11mila partite Iva nei 16 comuni del cratere».
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