Asl, a fine mese via 191 operatori sanitari

Riunione fra vertici aziendali e sindacati: si prevedono forti disagi in reparti strategici come medicina e pronto soccorso
TERAMO. Interi reparti a rischio, fra cui la medicina e il pronto soccorso. E’ quanto potrebbe concretizzarsi dal 1° di novembre, quando cioè la Asl non potrà rinnovare 191 contratti a termine in scadenza a fine mese. Del concreto rischio di dover ridurre non solo il livello di assistenza ma anche l’offerta sanitaria, si è discusso ieri pomeriggio in una riunione fra i vertici aziendali e i sindacati medici e non medici.
«La direzione strategica», esordisce Gabriella Marini, segretario aziendale dell’Anaao, «ha comunicato alle organizzazioni sindacali che la Regione ha alla fine di luglio segnalato con delibera che le aziende sanitarie devono attenersi al mantenimento del tetto di spesa per il personale al tempo determinato, pari al 50% della spesa del 2009». Questo significa che siccome nel 2009 la Asl di Teramo ha speso 8 milioni di euro, adesso ne potrebbe spendere solo quattro. Ma la spesa è già arrivata a 12. E degli sforamenti potrebbe essere chiamato a rispondere lo stesso vertice aziendale.
«Arrivati al settembre 2018 per l'anno in corso la quota è già stata superata», conferma infatti il segretario aziendale del sindacato medico, « e quindi l'azienda sanitaria al 31 ottobre è costretta a licenziare 191 dipendenti, di cui 41 medici, e il resto del comparto. Gli effetti sono devastanti: dovrebbero andar via 10 medici della medicina, quattro del pronto soccorso (che in pratica costituiscono un turno intero), così come anestesisti, neurologi, ortopedici, medici del day hospital oncologico, per fare degli esempi. Insomma, sarà un grave danno per l’assistenza sanitaria nella nostra provincia».
I sindacati, ovviamente, si sono opposti a questa eventualità. E hanno anche elencato alcuni motivi per cui la Regione dovrebbe rivedere il diktat: «iniziamo con i ritardi della Regione nel comunicare i membri di propria competenza nelle commissioni per i concorsi, rallentando di fatto il loro svolgimento (con le assunzioni a tempo indeterminato si può ridurre il ricorso al personale a tempo determinato, ndr); inoltre», incalza Marini, «non sono state accantonate le quote destinate ai contratti del comparto e dirigenza medica, facendo ricadere queste spese sulla Asl, che ora ha meno fondi per il personale. Bisogna considerare poi che va in pensione in questa Asl, che ha 3.300 dipendenti, un dipendente un giorno si e uno no: in media sono 170 i pensionati all'anno e non si fa in tempo a ricoprire tutti i posti con i concorsi. Tutti noi chiediamo sia alla politica locale che regionale di impegnarsi in modo da risolvere questa situazione rendendo più flessibile l'applicazione di questa norma».
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