Asl, arrivano certificati medici dai dipendenti non vaccinati

Parte dei 150 diffidati si è messa in regola, altri hanno scelto la linea dura e altri ancora hanno inviato attestazioni di fragilità per le quali sarebbe sconsigliato immunizzarsi. L’azienda dovrà farli visitare
TERAMO. È calato il silenzio sulla vicenda del personale della Asl che non si è sottoposto alla vaccinazione anti-Covid e che è stato diffidato dall’azienda a provvedere in tempi stretti, pena la sospensione senza retribuzione o il trasferimento ad altro incarico. I vertici Asl sono abbottonatissimi sull’argomento per via delle norme della privacy, che incombono come una mannaia su procedure del genere: tuttavia è comunque possibile fare un punto della situazione in attesa di una definizione ufficiale della vicenda, che secondo il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia dovrebbe arrivare la prossima settimana.
In sostanza il piccolo esercito di circa 150 dipendenti Asl non vaccinati si è diviso in tre tronconi. Alcuni dei diffidati hanno scelto di mettersi in regola e sono andati a vaccinarsi, e al momento non è possibile sapere di preciso quanti siano; altri – evidentemente irriducibili “no vax” – non hanno risposto alla lettera di diffida e hanno quindi scelto la linea dura, accettando il rischio di perdere il lavoro; altri ancora (e secondo i bene informati non sono pochi) hanno risposto alla Asl sostenendo di non potersi vaccinare perché hanno delle patologie per le quali il vaccino è controindicato. Ovviamente hanno allegato dei certificati medici che attestano questa particolare condizione.
Va chiarito che il 4 agosto scorso è stata pubblicata sul sito del ministero della Salute la circolare con oggetto “Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-Covid-19”, ed è su quanto indicato da questa circolare che si gioca la partita. Rientrano tra i non vaccinabili, ad esempio, il milione e mezzo di italiani affetti da una malattia autoimmune o autoinfiammatoria e i cinque milioni che hanno un sistema immunitario più fragile.
La Asl di Teramo – ma lo stesso varrà, si presume, per tutte le aziende sanitarie – andrà ovviamente a controllare, attraverso visite specialistiche, se quanto attestano i certificati medici esibiti da questi dipendenti corrisponde al vero. E in alcuni casi, se fosse confermata la presenza una certa patologia, potrebbe demansionare il dipendente malato.
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