Asl, i tagli approdano sul tavolo regionale

16 Ottobre 2018

Cgil, Cisl e Uil compatti: «Non possono mandare a casa oltre 180 interinali, così gli ospedali chiudono»

TERAMO. «La problematica dei rinnovi contrattuali nella Asl di Teramo sarà trasferita sul tavolo sindacale regionale». È quanto affermano in una nota i segretari provinciali Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, Pancrazio Cordone, Andrea Salvi e Alfiero Di Giammartino.
I tre sindacalisti informano che dal dipartimento per la Salute e il Welfare della Regione Abruzzo è stata convocata una riunione sindacale il 18 ottobre alle 15,30 per discutere dei fabbisogni di personale nelle Asl abruzzesi. «Per le organizzazioni sindacali teramane», commentano, «rappresenta una ghiotta occasione non solo per parlare e rimuovere nell’immediato ogni ostacolo alla proroga dei contratti a tempo determinato, senza i quali resta come unica alternativa la diminuzione delle prestazioni ospedaliere, ipotesi veramente drammatica non solo per la tutela della salute dei cittadini, ma anche sotto l’aspetto economico e sociale». Cgil, Cisl e Uil non hanno dubbi: «La posizione assunta dalla Regione Abruzzo del rispetto dei limiti di spesa con conseguente blocco dei contratti a tempo determinato in scadenza al 31 ottobre, e parliamo di oltre 180 unità, per la Asl di Teramo, già sotto organico, può significare una sola cosa, chiudere qualche ospedale o in alternativa darli in gestione a privati».
Cordone, Salvi e Di Giammartino evidenziano: «Da una ricognizione effettuata a livello regionale e comparando i parametri individuati dal legislatore nazionale, popolazione/posti letti pubblici, la Asl di Teramo rispetto alle altre regionali risulta fortemente sotto organico, e considerata l’assenza sul territorio provinciale di strutture private, per i cittadini teramani significa liste di attesa infinite, curarsi fuori provincia, e per il personale dipendente stress e malessere lavorativo. Il fenomeno di curarsi fuori provincia andrebbe fortemente limitato sia per l’enorme danno economico che arreca al territorio che per i forti disagi ai quali vengono sottoposti i cittadini; invece il contrario, si spendono milioni di euro per i cittadini che sono costretti a rivolgersi a strutture pubbliche e private convenzionate di altre regioni, e contestualmente si limitano le assunzioni e si bloccano i contratti flessibili. Come dire: “andate a curarvi fuori provincia!”».
I tre concludono: «Sono questi gli argomenti che porteremo sul tavolo sindacale regionale per chiedere ed ottenere una inversione di rotta».