Asl, Mariani rilancia «No ai tagli, miriamo all’ospedale “top”»

Decreto Lorenzin, il capogruppo in Regione si sta muovendo per garantire la sopravvivenza dei reparti specialistici
TERAMO. Sanità teramana a un bivio. Che il momento sia nodale per il futuro degli ospedali teramani è ben chiaro a Sandro Mariani, capogruppo Pd in Regione. Che avverte: il decreto Lorenzin può essere un pericolo ma anche una risorsa. E noi non consentiremo che per la Asl di Teramo passi la logica dei tagli lineari. Anzi, per Teramo vogliamo un ospedale di secondo livello. E non è poco: di questo tipo di ospedali “golden” ce ne possono essere solo due in Abruzzo.
Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 4 giugno, cambia una serie di standard ospedalieri. Decretando, nei fatti, la vita o la morte di reparti e interi ospedali. Stabilisce standard di quattro tipi: qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi. I parametri a cui è legata o meno la sussistenza di un reparto, ad esempio, riguardano gli abitanti nel bacino di utenza o i volumi di attività e gli esiti (cioè sulla guarigione dei pazienti). Ad esempio malattie infettive e neurochirurgia possono avere un bacino di 600mila-1,2 milioni di abitanti, quindi in Abruzzo ci può essere una divisione, massimo due di ognuna. Bisogna vedere se i reparti che sopravviveranno saranno i teramani.
«Abbiamo tre mesi per ridisegnare l'intero sistema ospedaliero abruzzese e programmare seriamente il futuro della sanità in questa regione», osserva Mariani, «l'impatto del decreto Lorenzin, che da più parti viene visto come uno tsunami che potrebbe privare i cittadini dell'assistenza sanitaria, è in realtà una grande opportunità per offrire un sistema di qualità agli utenti. Questo è vero in particolare a Teramo, dove a suon di sacrifici, abbiamo oggi le carte in regola per rappresentare un'eccellenza di livello regionale. Non permetteremo ulteriormente la logica dei tagli lineari. Teramo ha già pagato in termini di personale, non pagherà in termini di posti letto, essendo, i nostri ospedali, in linea con quanto stabilito nel decreto».
Niente tagli nei posti letto, dunque. Mariani annuncia che cercherà di tutelare anche i reparti specialistici. Ma bisogna fare per tempo investimenti. «La vera battaglia deve essere rivolta alla "produzione" di una sanità concorrenziale rispetto agli altri presidi regionali», afferma, il consigliere che sull’argomento sta raccogliendo pareri e suggerimenti di sindaci e amministratori, «Teramo, può e deve attrezzarsi con investimenti per potenziare l'offerta sanitaria e adeguare la complessità delle strutture, affinché possa giocare un ruolo fondamentale sul panorama regionale ed interregionale». Ad esempio può creare facilmente le reti per gestire emergenze come infarto e ictus, richieste dal decreto. Mariani peraltro fa notare che i vertici Asl «hanno dimostrato di avere a cuore il destino della sanità locale, attraverso investimenti soprattutto in risorse umane di qualità, per alcune specialità oggetto di discussione nei parametri del decreto. Teramo dunque è candidata sin d'ora per essere ospedale di secondo livello e intende giocarsi la partita fino in fondo».
Il capogruppo in Regione punta al massimo, e anche di più: il decreto prevede che si possano creare reparti a cui nessun ospedale abruzzese potrebbe ambire in quanto prevedono un numero di abitanti, come bacino d’utenza, superiore a quelli dell’Abruzzo. «La posizione di Teramo ci consente di fare “accordi di programmazione integrata” con le Marche e dotarci, per esempio, di reparti come la cardiochirurgia infantile (fra 2 e 6 milioni di abitanti), la chirurgia pediatrica (fra 1,5 e 2,5), la neuropsichiatria infantile (fra 2 e 4) e terapia del dolore (fra 2,5 e 4)».
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