Asl unica, il Pd vota un documento soft

28 Novembre 2015

Sparisce nella notte la parola “contrarietà”. Il segretario Minosse: «Ma non è un passo indietro»

TERAMO. «Rinviare la proposta d'istituire un'unica azienda sanitaria regionale, rispetto alla quale si ravvisa l'urgenza di ulteriori approfondimenti e su cui aprire un confronto». E' questa la frase del compromesso che scongiura il “bagno di sangue” nella direzione provinciale del Pd riunita giovedì sera alla presenza del governatore Luciano D'Alfonso per discutere degli effetti nel Teramano della riforma della sanità.

La richiesta di rinvio, indirizzata all'assessore regionale Silvio Paolucci, modifica il documento proposto dal segretario Gabriele Minosse che, nella versione di partenza, esprimeva «contrarietà alla proposta di istituire un’unica azienda sanitaria regionale, rispetto alla quale non si ravvisano i necessari motivi economici, gestionali e sanitari». Un cambiamento che, nonostante le resistenze di più di un partecipante all’assemblea, conduce al voto del testo all'una e mezza di notte e raccoglie diciannove voti favorevoli, cinque contrari e due astensioni. Il "muro contro muro" tra favorevoli e contrari alla linea dura espressa dal segretario sul riassetto del sistema sanitario regionale è così scongiurato. Restano l'appello al rinvio sull'istituzione della Asl unica e l'invito a Paloucci di tornare a Teramo per condividere i contenuti della riforma.

La presenza di D'Alfonso, che ha garantito il rispetto del territorio e annunciato una successiva riunione insieme ai dirigenti regionali del servizio sanitario per dare contezza delle scelte e spiegare perché la Asl unica sarebbe una svolta positiva, ha raffreddato gli animi ma non disinnescato le tensioni interne al partito. «Ci hanno tolto tutto», attacca Minosse, «sono vent'anni che prendiamo schiaffi a causa di una classe dirigente debole: adesso diciamo basta». Il segretario non firma una cambiale in bianco che, in nome della riorganizzazione, penalizzi ancora la provincia di Teramo con la cancellazione della Asl. «Vogliamo capire cosa succederà in senso complessivo con questa riforma», insiste, «si parla tanto di un piano che però non abbiamo ancora visto».

Nel documento è sparita la parola "contrarietà" ma rimane netta la posizione espressa da Minosse. «Non è un passo indietro», spiega, «abbiamo messo le basi di una discussione che finora non c'è stata». Il segretario respinge «chi fa demagogia» mettendo in relazione la sua iniziativa a interessi elettorali del deputato Tommaso Ginoble, ma promuove il confronto interno. «Siamo convinti che la Asl unica non sia la soluzione migliore per Teramo», insiste, «ma se fossimo tutti d'accordo, la discussione sarebbe inutile».

Dall'area Dem, che fa capo a Marco Verticelli, arriva però la puntualizzazione di Stefano Alessiani. «La politica deve parlare di buona sanità, del miglioramento dell'offerta medica e non di contabilità», osserva, «il Pd deve rendersi protagonista delle riforme strutturali che la società chiede a gran voce e ne deve discutere: se questo comporta togliere le mani di una certa politica da una certa sanità, che si vada avanti». Il messaggio è chiaro. «Quando la politica si occupa di sanità dovrebbe discutere di come migliorare la qualità dei servizi, mettendo al centro del proprio ragionamento il cittadino che, quando va in ospedale, soprattutto qui nel Teramano si confronta con un'offerta non sempre all'altezza e di certo non va a bussare alla porta della direzione amministrativa, dove invece troppo spesso bussa la politica per incidere con scelte che spesso e volentieri non hanno nulla a che vedere con la sanità». Alessiani sottolinea, dunque, che l'accentramento regionale riguarderà la struttura burocratica. «La direzione sanitaria rimarrà lì dov'è», conclude, «e sarà sede di confronto per i medici e per i pazienti».

Sulla linea della difesa degli interessi del territorio connessi alla qualità dei servizi si attesta anche Manola Di Pasquale. «La riforma è ancora da scrivere», fa notare, «e quello che ci deve orientare è il miglioramento delle prestazioni sanitarie». La sua è una posizione simile a quella espressa dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino.

Gennaro Della Monica

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