Assenteismo alla Asl, condannate a risarcire i danni economici

Ex medico ed ex assistente sociale della Rsa di Casalena devono versare circa 10mila e tremila euro La Procura aveva chiesto somme più alte, per il collegio non è stato provato un disservizio all’utenza
TERAMO. Devono risarcire la Asl per le assenze ingiustificate dal lavoro. Lo stabilisce la sentenza della sezione regionale della corte dei conti che condanna Lorella Prosciutti, 64 anni, e Liliana Di Nicola, 68 anni, rispettivamente ex medico ed ex assistente sociale in servizio nella Rsa di contrada Casalena. Entrambe, prima sospese e successivamente licenziate, erano finite sotto inchiesta nel 2021 con le accuse di truffa e falso. Di Nicola ha patteggiato la pena a un anno di reclusione e la confisca di circa cinquemila euro. Per Prosciutti, che ha scelto il rito ordinario, il processo è ancora in corso. Nel frattempo, però, si è mossa nei loro confronti anche la magistratura contabile. Alle due ex dipendenti Asl, ritenute responsabili di reiterate assenze dal lavoro non autorizzate né registrate tramite i cartellini marca-tempo, sono stati contestati i danni erariale e d’immagine causati all’azienda sanitaria, nonché il disservizio dovuto alla mancata presenza nella struttura di Casalena che accoglie in particolare pazienti psichiatrici. Il collegio presieduto da Bruno Domenico Tridico (Stefano Grossi relatore e Andrea Liberati a latere), pur rigettando le tesi difensive ha condiviso solo in parte le contestazioni mosse dalla Procura. Quest’ultima aveva calcolato importi molto più pesanti a carico delle accusate.
Per Prosciutti era stato chiesto l’addebito di 3.972,24 euro per prestazioni orarie retribuite, ma non rese, di una somma di pari entità per il disservizio alla comunità, nonché di 13.896,08 euro quale danno all’immagine e al prestigio della Asl. In totale avrebbe dovuto sborsare 24.890,56 euro. A Di Nicola la Procura ha contestato 5.045,29 per il danno erariale, lo stesso importo per il disservizio di cui si sarebbe resa responsabile e 4.519,33 per il danno d’immagine. In tutto avrebbe dovuto versare 14.609,91 euro. Secondo il collegio, però, non è stato sufficientemente provato il disservizio, inteso come mancate prestazioni agli utenti, e il danno d’immagine va quantificato secondo parametri diversi da quelli considerati nelle richieste. Prosciutti, dunque, è stata condannata a pagare 9.972,24 euro (seimila per il danno erariale e 3.972,24 per il danno d’immagine. A Di Nicola, invece, sono stati addebitati 3.073,05 (duemila per retribuzioni percepite senza corrispondere la relativa attività professionale e 1.073,05 per danno d’immagine). «Sull’importo dovuto a titolo di danno patrimoniale da entrambe le convenute, va computata la rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici Istat», sottolinea il collegio, «a decorrere dal 23 febbraio 2021 (ultimo episodio di assenza contestato) e sino alla data della presente sentenza».
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