Assenteismo alla Asl, sono indagati un medico e una assistente sociale

14 Maggio 2021

La Procura: «Timbravano ma non sempre erano presenti». Contestati i reati di truffa e falso Il pm ha chiesto il provvedimento della sospensione temporanea. Il caso all’esame del giudice

TERAMO. Porta la firma del pm Davide Rosati l’inchiesta su un presunto caso di assenteismo alla Asl. Due gli indagati a cui vengono contestati i reati di truffa ai danni dello Stato e falsità ideologica. Si tratta di un medico e di una assistente sociale che, secondo l’accusa, avrebbero timbrato il cartellino facendo risultare di essere sul luogo di lavoro mentre così non sarebbe stato.
Un’indagine ancora in corso ma con un punto già ben definito: il pm ha chiesto al gip l’applicazione della misura interdittiva della sospensione temporanea dall’attività per entrambi. Proprio per questo i due, così come previsto dall’articolo 289 del codice di procedura, sono comparsi davanti al giudice per l’interrogatorio. Esame necessario prima che il giudice decida se accogliere o respingere la richiesta del pubblico ministero. Una pronuncia è attesa per i prossimi giorni.L’indagine, secondo gli accertamenti delegati alla polizia giudiziaria, è partita nei mesi scorsi sulla base di alcune segnalazioni. La Procura ha disposto l’acquisizione di una corposa documentazione (sia cartacea che di altro genere) per avviare tutta una serie di riscontri. Riscontri che, sempre secondo l’accusa, avrebbero permesso di accertare svariate ore di assenza dal posto di lavoro anche se, attraverso l’utilizzo del badge, sarebbe di fatto risultata la presenza dei due dipendenti. Accertamenti che hanno portato la Procura a chiedere il provvedimento di sospensione dall’attività lavorativa e che ora è all’esame del gip.
Intanto, sempre sul fronte sanitario, si annunciano novità per l’altra inchiesta in corso sui giubbini usati dal personale sanitario per le radiografie e che nei giorni scorsi ha portato al sequestro di 99 pezzi negli ospedali di Teramo, Giulianova, Atri e Sant’Omero. L’autorità giudiziaria, il fascicolo è sempre del pm Rosati, potrebbe presto affidare una consulenza tecnica proprio per la valutazione di tutto il materiale sequestrato. La Procura contesta la turbata libertà degli incanti e il commercio o somministrazione di medicinali imperfetti (l’articolo 443 del codice penale) e con queste due ipotesi di reato ha iscritto due persone nel registro degli indagati. L’azienda sanitaria è parte lesa. L’inchiesta è nata da un esposto presentato da una delle ditte che avevano partecipato alla gara d’appalto indetta dall’azienda sanitaria e che non sono risultate vincitrice. Il sequestro si inserisce in un’indagine aperta dalla Procura proprio sulla non conformità al marchio “Ce” dei prodotti forniti in base a una gara d’appalto aggiudicata il 5 aprile del 2018.L’azienda sanitaria, dopo il sequestro, ha annunciato la nomina di una commissione interna per le verifiche tecniche per accertare eventuali responsabilità e muovere contestazioni alla ditta fornitrice .
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