Assolto per il cane maltrattato
Il tribunale: il reato c’è, ma va applicata la tenuità del fatto
TERAMO. Era finito a processo per maltrattamenti di animali dopo che il suo cane era stato trovato nel cortile di una vecchia casa di campagna, senza cibo nè acqua, con un guinzaglio corto e circondato da escrementi. Davanti al giudice si è difeso sostenendo e dimostrando che per motivi di salute aveva dovuto delegare le cure dell’animale ad altri. Per il giudice, però, il reato è stato commesso, ma c’è una tenuità del fatto che ha portato il tribunale ad assolvere il 50enne teramano.
Così infatti scrive il giudice onorario di tribunale Carla Fazzini nelle motivazioni: «Deve ritenersi la sussistenza della responsabilità penale del prevenuto quale autore del pericolo e dell’abbandono del cane sopra descritto, ma può anche ritenersi che, per le modalità e per il fatto limitato ad un solo episodio, stante anche l’incensuratezza, il reato contestato all’imputato possa integrare il fatto di tenue entità che implica allo stato l’inesistenza di un effettivo danno al bene giuridico protetto».
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