Assolto un ragioniere finito a processo per truffa

30 Novembre 2016

Cade l’accusa di non aver presentato la denuncia dei redditi di una sua cliente Prescritta quella di esercizio abusivo della professione di commercialista

TERAMO. Era finito a processo con l’accusa di truffa ed esercizio abusivo della professione di commercialista dopo la denuncia di una sua cliente che lo accusava di omesse dichiarazioni dei redditi. Nino D’Ignazio, ragioniere 54enne teramano, è stato assolto: secondo il giudice Belinda Pignotti il fatto non sussiste per la truffa e per l’esercizio abusivo della professione è intervenuta la prescrizione.

La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dopo che la pubblica accusa (rappresentata in aula dal pm Stefania Mangia) aveva chiesto per il professionista una condanna ad un anno e 300 euro di multa.

L’uomo era finito a processo con una citazione diretta firmata dal pm Andrea De Feis. Il fascicolo era stato aperto dopo la denuncia di una imprenditrice all’epoca cliente del professionista che lo accusava di non aver presentato il modello unico per la dichiarazione dei redditi facendole così pagare una salata multa da parte dell’Agenzia delle entrate. Scrive il pm nella citazione diretta a giudizio: «esercitando abusivamente la professione di commercialista, mediante artifici e raggiri consistiti nel far credere (alla persona offesa) di aver trasmesso il modello unico 2006 alla Agenzia delle entrate, mostrando copia della ricevuta telematica attestante l’invio (in realtà inviata da altro commercialista e corrispondente all’invio della dichiarazione non della persona offesa ma di altro contribuente) e di aver presentato personalmente un’istanza di autotutela alla predetta Agenzia dopo averla fatta firmare alla sua assistita, rassicurandola che si trattava di un errore da parte dell’ente che le contestava un inadempimento fiscale relativo all’anno 2005 per la mancata presentazione del predetto modello con annessa sanzione pari ad 8mila euro, si procurava l’ingiusto profitto del compenso ottenuto per la propria prestazione lavorativa, pari a 1200 euro all’anno, oltre che compensi relativi a specifiche attività». Si legge ancora nella citazione a giudizio: «con pari danni per la parte offesa che si vedeva costretta a pagare 16.789,22 euro all’Agenzia delle entrate quale saldo per le sanzioni delle omesse comunicazioni per estinguere il debito».

Il giudice, al termine di una lunga istruttoria nel corso della quale sono state sentiti numerosi testi, ha assolto il ragioniere. L’imprenditrice, rappresentata dall’avvocato Amedeo Di Odoardo, si era costituita parte civile.(d.p.)

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