Astolfi: l’ospedale sarà ridimensionato

16 Settembre 2014

Il sindaco di Atri lancia l’allarme dopo aver incontrato l’assessore regionale Paolucci: «Ma noi ci opporremo»

ATRI. Un altro colpo arriva per il futuro dell’Ospedale di Atri. Nessuna buona notizia è uscita ieri dall’incontro tra la commissione sanitaria del Comune e l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci. Sul tavolo la difficile questione degli ulteriori allarmi sul ridimensionamento della struttura sanitaria.

«Ho parlato a lungo con Paolucci», spiega il sindaco Gabriele Astolfi, «il quale non ci dato alcuna rassicurazione sulla eventuale chiusura del punto nascita. Anzi, ci ha comunicato che il decreto ministeriale del governo Renzi del 19 luglio scorso prevede il riassetto dell’intera rete ospedaliera regionale, e che secondo i calcoli, l’ospedale di Atri serve un comprensorio territoriale inferiore a 100mila abitanti ed è quindi destinato a diventare un semplice presidio territoriale sanitario. Ciò significa», prosegue Astolfi, «che sarà un disastro, non sarà più una struttura per acuti. Il decreto prevederà solo la permanenza della chirurgia di base, medicina di base, ortopedia, pronto soccorso e anestesia. Tutti gli altri reparti diventeranno servizi». Intanto il governatore Luciano D’Alfonso durante l’ultimo incontro ad Atri «non ha risposto a nessuna delle mie domande sul futuro del punto nascita», prosegue il primo cittadino, per il quale «se chiude il punto nascita chiuderà anche pediatria che supera i 500 parti all’anno. Tutto ciò decreterà di fatto la morte dell’ospedale e della città».

All’incontro di ieri hanno partecipato tutti i capigruppo del consiglio comunale di maggioranza e opposizione, mentre per fine mese è previsto un nuovo incontro. Il primo cittadino intanto promette battaglia in difesa dell’ospedale, che sarà portata avanti «con l’appoggio delle associazioni e dei vari comitati a difesa dell’ospedale faremo ricorso al Tar. Protesteremo seguendo le vie istituzionali ma, se i movimenti saranno disposti a dimostrazioni eclatanti saremo dalla loro parte. Ci sono ben cinque neurochirurgie in regione, i tali vanno fatti lì. Lasciamo ancora un margine per trattare; abbiamo chiesto di andare al tavolo di monitoraggio e barattare il taglio alla sanità con maggiori risparmi della spesa pubblica. La chiusura dell’ospedale di Atri darebbe un duro colpo a tutto il comprensorio in termini di servizi e di indotto. Adifendere l’ospedale è anche Roberto Marchione del comitato cittadino: «Il San Liberatore non si tocca», tuona, «abbiamo consegnato a D’Alfonso un documento a difesa del presidio, abbiamo raccolto nella sola giornata di ieri ben oltre mille firme, una volta completata la raccolta consegneremo tutto ai politici. D’Alfonso deve fare bene i conti sull’area che la struttura atriana copre. Solo Atri Pineto e Silvi e Roseto», conclude, «arrivano a circa 70mila abitanti. Considerando anche la val Vomano e la val Fino e anche il territorio nord Pescarese che fruisce dei servizi, superiamo abbondantemente i 100mila abitanti».

Domenica Forcella

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