Ateneo, ricerca con l’insetto che rinasce

Esperimento pubblico a embriologia: la larva disidratata torna a vivere. Si cercherà di fare lo stesso con le staminali
TERAMO. Disidratare in maniera reversibile le cellule – cioè prima seccandole e poi facendole rivivere – partendo da un procedimento usato in natura da un insetto africano. Nascono da qui "Drynet" e "Drystore", due ambiziosi progetti di ricerca che vedono in prima linea l'università di Teramo, dove ieri, nel laboratorio di Embriologia, è stato mostrato pubblicamente mediante un esperimento il modo in cui alcune larve disidratate di chirominide (questo il nome dell’insetto africano) riprendono il ciclo vitale dopo essere state re-idratate. A spiegare e illustrare l'importanza dei progetti scientifici, principalmente per la possibilità di utilizzare lo stoccaggio anidro (letteralmente “senz’acqua”) come strategia alternativa per la conservazione di materiale biologico (come le cellule staminali), è stato il docente di fisiologia Pasqualino Loi, coordinatore del progetto Drynet, di cui l’ateneo teramano è capofila. Il progetto sarà incentrato sulla costituzione di una rete di ricerca internazionale, dove embriologi, ingegneri, fisici, matematici, entomologi, biologi molecolari ed esperti di cellule staminali umane verificheranno la possibilità di indurre la disidratazione reversibile in cellule e gameti di mammifero, cercando di carpire i segreti della larva del chirominide. Si tratta di esseri che hanno sviluppato la capacità di tollerare un essiccamento estremo entrando in "anidrobiosi", un particolare stato che assicura loro la sopravvivenza a lungo termine, anche per decenni. Dapprima immobili, questi insetti scoperti in Nigeria e in Burkina Faso, una volta entrati a contatto con l'acqua, hanno ripreso a far battere il proprio cuore nel giro di 10-12 minuti, come mostrato dal monitor del microscopio utilizzato per l’esperimento, fino a recuperare completamente la motilità del corpo un’ ora dopo dall'inizio dell'esperimento. In caso di successo della disidratazione reversibile con altri materiali biologici, il procedimento potrebbe trovare applicazione nella conservazione sia delle cellule staminali da impiegare per la terapia rigenerativa che di banche genetiche da specie in via di estinzione, essendo una tecnologia a basso costo ed impatto e, quindi, più accessibile per tutti. Altri partner del progetto Drynet sono le università di Cagliari e Modena, quella spagnola di Burgos, il giapponese Institute of agrobiological sciences, l'ateneo tailandese di Chulalongkorn, l'italiana Avantea srl e l'ungherese Biotalentum Limited. Ad affiancare Loi nella presentazione, con il rettore Luciano D’Amico, c'erano diversi giovani ricercatori e dottorandi impegnati nello studio e alcuni partner della ricerca, ovvero il giapponese Kasutsugu Matzukawa per Drynet e l’israeliano Joseph Saragusty, scienziato di fama internazionale che condurrà sperimentalmente il progetto Drystore. In questo caso, il ricercatore userà le più avanzate tecniche di embriologia sperimentale per verificare la possibilità di indurre la disidratazione reversibile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

