Atri, alla ricerca dei passaggi sotterranei

5 Febbraio 2019

Ci sarebbero altre grotte da scoprire nel sottosuolo della città: ne parla uno scritto del 1769

ATRI. Ci sono nuove grotte da scoprire nel sottosuolo di Atri? Dopo quelle già note nel versante meridionale della città, zona Fosso del Gallo, conosciute come “Li Muri “ e “Le Macinelle” oggi a riaccendere la curiosità su Atri sotterranea è il rinvenimento di un manoscritto datato 17 settembre del 1769, nel quale Nicola Sorricchio, storico archeologo locale, descrive con molta precisione che un gruppo di studiosi dell’epoca si fece calare dall'alto all'interno dei sotterranei atriani alla scoperta di nuove vie del sottosuolo.
Sorricchio, oltre a riportare una dettagliata descrizione sulle antichità dell'Adria Picena, allega anche una mappa delle nuove grotte intitolata "Pianta delle carceri criminali dell'antica città di Atri". Il direttore dell’Oasi dei Calanchi, Adriano De Ascentiis commenta così la presenta di possibili nuovi cunicoli: «Per quanto scovato negli scritti recenti e del passato, mai nessun archeologo ha approfondito lo studio di questi interessanti tunnel che si diramano sotto la città. Alcuni dicono che si tratta probabilmente delle prime abitazioni scavate nella roccia dagli originari frequentatori della zona, poi, in epoca romana, riutilizzate per realizzare una cisterna per la raccolta delle acque filtranti. Per altri si tratterebbe di un enorme complesso industriale di età romana utile alla macerazione di fibre naturali. Altri ancora affermano che queste strutture nascessero come cave per il reperimento di grossi blocchi di conglomerato, che molto spesso ritroviamo nelle antiche mura della città e in riutilizzo in quelle del Palazzo Acquaviva, sede odierna degli uffici comunali».
De Ascentiis sottolinea che secondo Sorricchio hanno avuto anche utilizzi più semplici come carceri: «La dottrina più accreditata vuole che le grotte costituissero una grossa riserva d'acqua, utile in caso di lunghi periodi di siccità. Al momento non siamo riusciti ad esplorare queste nuove aperture fino in fondo per via della difficoltà nel procedere all'interno di strati argillosi in forte degradazione e perciò molto pericolosi». (d.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.