Atri, famiglie sfollate da un anno e mezzo «Fateci tornare a casa»

17 Settembre 2018

Protestano i residenti di una palazzina di via Cona sgomberata per la fuoriuscita di liquami nel marzo 2017  

ATRI. Tutto è come prima. Il tempo si è fermato allo scorso 3 marzo 2017 quando quattro famiglie residenti in una palazzina in via Cona 24 ad Atri ricevono l’ordinanza di sgombero da parte del Comune per il grave dissesto del terreno adiacente all’edificio. I forti eventi atmosferici di quei giorni – in precedenza, a causa delle fortissime piogge, erano stato evacuate diverse abitazioni nel territorio atriano e nei dintorni – ed una serie di concause, dovute all’intersezione di condotte del metano e delle fognature, avevano provocato lesioni importanti alle abitazioni tanto che i residenti in fretta e furia hanno dovuto trovare sistemazioni alternative. Tra di loro c’è anche una donna affetta da una grave malattia degenerativa. Tutti uniti, nei giorni scorsi, con la forte voglia di tornare alle loro case e alla loro vita abituale, hanno voluto riaccendere il caso creando un gruppo su Whatsapp per confrontarsi sul da farsi per chiedere agli enti di velocizzare gli iter burocratici diretti alla sistemazione dell’area. Uno dei residenti fa notare: «È passato oltre un anno è nessuno ci ha detto cosa dobbiamo fare. La nostra vita si è fermata. Nessuno è venuto a riparare nulla, i liquami continuano ad uscire dai tubi, e tra gli enti interessati c’è una sorta di scaricabarile». Un altro residente mostra sui social le crepe sui muri della casa abbandonata che continuano ad allargarsi settimana dopo settimana. Le famiglie di via Cona ora vivono da amici chi o in alloggi temporanei. «Ci devono ridare ciò che ci appartiene», tuona un padre di famiglia, «voglio tornare a coltivare il mio terreno che ad oggi è ancora invaso da liquami di natura sconosciuta». Sulla problematica è stato interessato il primo cittadino Piergiorgio Ferretti che ha detto: «Siamo al corrente della situazione, le famiglie sono in autonoma sistemazione a carico dello Stato, se la Regione dovesse elargire delle somme per la causa al fine di ristrutturare la palazzina saremo i primi a farcene carico».
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