Atri, l’area industriale si sta svuotando Resta solo il degrado

26 Febbraio 2019

Tra le criticità anche una cabina elettrica con cavi a vista Il sindaco Ferretti: «La situazione va affrontata nel tempo» 

ATRI. Si svuota, circondata dal degrado, la zona industriale di Atri. Percorrendo le strade adiacenti alla provinciale 28, diventate ormai una groviera, ci si imbatte in una desolazione senza fine. Le aziende ancora operative si contano ormai sulle punta delle dita. Molti i cancelli sbarrati, le insegne rotte, i capannoni abbandonati. Un quadro che evidenzia la scarsa manutenzione che caratterizza da anni la zona, a cui si aggiunge la mancanza di investimenti.
L’area fa parte del nucleo industriale di Teramo, con la manutenzione dell’area e l’assegnazione di nuovi spazi che rientrano nelle competenze dell’Arap. Ma ad oggi il cuore delle attività produttive della città ducale sembra essersi fermato. Nel piazzale antistante la storica ditta “Antonelli Marmi”, che resiste, i pezzi di asfalto sembrano deflagrati ed il passaggio di mezzi come tir o anche solo di automobili è praticamente impossibile. I marciapiedi e il ciglio delle carreggiate sono pieni di vegetazione spontanea e lungo la strada che porta verso l’azienda che produce liquirizia, la “Menozzi De Rosa”, si vedono griglie che dovrebbero raccogliere l’acqua piovana completamente bucate e canali ostruiti. Inoltre, proprio in mezzo alla carreggiata, si trova una cabina elettrica con lo sportello aperto e i cavi in vista, accessibili a tutti, che crea dunque una situazione di pericolo.
Una situazione rispetto la quale abbiamo chiesto al sindaco Piergiorgio Ferretti se intende avviare un dialogo con la Provincia, al fine di trovare soluzioni per rendere l’area appetibile a nuovi insediamenti di unità produttive. «È una questione molto complessa», ha risposto, «che va affrontata nel tempo». Intanto le aziende continuano a soffrire, con eventuali imprenditori interessati ad investire sull’area che ad oggi si troverebbero di fronte ad una situazione di degrado.
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