Atri, petizione sul futuro del San Liberatore

In 500 chiedono garanzie sulla normalizzazione dell’ospedale dopo l’emergenza. Contrario il sindaco
ATRI. Ad Atri sfiora le 500 firme la petizione popolare organizzata on line e diretta ad allontanare lo spettro di vedere il futuro dell’ospedale San Liberatore asservito esclusivamente all’emergenza Covid-19. Il primo firmatario della petizione è una figura non nuova nel settore sanitario e sociale, l’ex presidente della Asp 2 di Teramo Roberto Prosperi. Nella premessa del documento si legge: «Da atriani siamo orgogliosi di come la popolazione abbia accettato con civiltà e senso di responsabilità la trasformazione del nostro ospedale in presidio Covid-19. Abbiamo diritto di sapere come, quando e perché si è deciso di chiudere il nostro ospedale per farne un presidio dedicato ai malati del coronavirus. Abbiamo diritto di avere la certezza che, una volta finita l’emergenza, la struttura tornerà ad animarsi con il suo personale, con i suoi reparti e le sue prestazioni sanitarie». Nell’atto di sottoscrizione si chiede l’impegno di giunta e consiglio regionale, Asl di Teramo, comitato ristretto dei sindaci, ciascuno per la propria competenza, ad approvare immediatamente provvedimenti formali di salvaguardia dei servizi e della operatività del presidio ospedaliero atriano attraverso l’adozione di un programma di riattivazione dell’originaria operatività della struttura; inoltre si chiede la riorganizzazione del sistema sanitario provinciale e regionale al progressivo cessare dell’emergenza in atto. La petizione popolare nei modi in cui è stata lanciata ha infastidito il primo cittadino Piergiorgio Ferretti che suoi social ha puntualizzato: «È una petizione campanilistica che mi riporta indietro nel tempo. Si invita la gente a firmare proprio oggi in piena emergenza Covid -19. Una petizione ci poteva stare, ma a sostegno dell’ospedale e proveniente da tutto il bacino d’utenza che il nosocomio serve. Gli ospedali Covid rientreranno nella loro destinazione iniziale come detto dalla Regione. Si sta già lavorando all’interno della direzione sanitaria per riportare il presidio a quello che era con una trasformazione graduale separando, con passaggi distinti, la zona dedicata al Covid da quella dedicata altri vari reparti. Non dobbiamo aspettare nessuna autorizzazione per riportare l’ospedale a quello che era».
Domenico Forcella
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