Atri, un corteo per dire no al taglio della Maternità
Si svolgerà sabato, lo organizza il comitato pro ospedale «Presidente D’Alfonso, non firmare il decreto di chiusura»
ATRI. Al via la mobilitazione per salvare il punto nascita dell’ospedale di Atri. Dopo la recente pronuncia del ministero della Salute indirizzata ad abolire il reparto, si scaldano i motori per un mega corteo composto da donne, neomamme, cittadini e personale sanitario. Tutta gente che vuole opporsi fino all’ultimo alle decisioni della politica. L’appuntamento, che si preannuncia molto partecipato, è fissato per sabato prossimo, con raduno alle 9 in piazza Duchi d’Acquaviva. Il corteo si snoderà lungo corso Adriano, viale Umberto, via Verna e via Risorgimento con arrivo nel piazzale antistante l’ospedale, dove si terrà un’assemblea pubblica con dibattito aperto.
La manifestazione è stata organizzata dal comitato “Il San Liberatore non si tocca” capeggiato da Pierfrancesco Macera, Gianpiero Reitano e Roberto Marchione, che hanno raccolto circa 10mila firme contro i tagli alla sanità atriana. Alla manifestazione sono stati invitati a partecipare tutti i residenti delle città di Atri, Silvi Pineto, Roseto, Città Sant’Angelo, Val Fino e zona Vomano. Gli organizzatori della protesta tengono ad avvertire: «Non permetteremo nessuna strumentalizzazione della manifestazione, i politici che vorranno prendere la parola lo potranno fare da semplici cittadini in quanto responsabili di questa situazione». Sulla pagina Facebook “Il San Liberatore non si tocca” c’è un appello rivolto al presidente della regione Luciano D’Alfonso: «Il punto nascita di Atri ha gli standard di sicurezza al pari di tutti gli altri ospedali i cui punti nascita sono stati confermati. Presidente d'Alfonso, lei si sta assumendo la responsabilità di chiudere un reparto che assiste più di 500 parti all'anno... Se lei firmasse il decreto di chiusura subirà la forte protesta di un territorio». Il comitato prosegue: «Cari politici, avete l'obbligo di richiedere al Cpnr ( comitato di valutazione regionale) un nuovo esame della situazione atriana anche alla luce dei nuovi dati definitivi del 2014 e di quelli parziali del 2015».
Una mamma pronta a sfilare dà la sua testimonianza: «Il punto nascite è (o forse bisognerebbe dire "era") il fiore all'occhiello di tutto il nostro ospedale. Se sono arrivate donne da ogni parte d'Abruzzo, anche da Pescara, a partorire ad Atri, mi risulta davvero impossibile credere che la sua sicurezza sia in discussione. Sarà più sicuro per una mamma con un bimbo in grembo fare chilometri e chilometri per mettere al mondo un figlio in un reparto iperaffollato come Teramo o Pescara , tra infermiere oberate di lavoro, dove la maternità non è altro che un numero? Certi amministratori, hanno spudoratamente usato la difesa del reparto atriano per i propri squallidi fini elettorali».
Domenico Forcella
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