«Auto a fuoco, processate padre e figlio»

Accusati di tentata estorsione Giuliano (ex consigliere) e Valerio Gambacorta. Il pm: volevano evitare un pignoramento
TERAMO. La Procura chiede il processo per padre e figlio accusati di tentata estorsione nell’ambito di un’indagine che vede come parti lese due avvocati a cui è stata incendiata la macchina. Secondo l’autorità giudiziaria (il fascicolo è del pm Greta Aloisi che ha fatto la richiesta di rinvio a giudizio) quell’incendio sarebbe stato rivendicato da uno dei due indagati, il padre, in una telefonata minatoria fatta fingendo di essere qualcuno che chiamava dalla Calabria a uno dei due avvocati che avrebbe dovuto avviare una procedura di pignoramento per conto di un suo cliente nei confronti dell’altro indagato. Accuse, quelle della Procura, tutte da dimostrare.
Gli indagati sono Giuliano Gambacorta, 75enne ex consigliere comunale a Teramo, e il figlio 39enne Valerio. I fatti sono avvenuti nel 2021 e l’indagine è nata dopo la denuncia dei legali impegnati in una procedura esecutiva, cioè un pignoramento, su incarico di un cliente nei confronti di Valerio Gambacorta. Un pignoramento di poco più di 4mila euro per un credito vantato dal primo nei confronti del secondo. Dopo il principio d’incendio divampato nella macchina di uno degli avvocati, quest’ultimo una sera avrebbe ricevuto sul suo telefono cellulare la chiamata da un uomo che avrebbe detto di telefonare da Cirò Marina, una cittadina calabrese. Questo il contenuto della chiamata riportato nella richiesta di rinvio a giudizio: «Non devi fare il pignoramento a Valerio Gambacorta altrimenti a te e tua moglie manderemo altri segnali. Siete due bravi avvocati ma dovete fare attenzione. Non hai neppure 50 anni e tua moglie è piu’ giovane di te. Quello che è già successo non è stato un incidente ma un segnale. Con il prossimo potresti rimanere sulla sedia a rotelle. Per adesso ci avete rimesso la macchina, ma la prossima volta potrebbe andare peggio. Quel pignoramento non deve essere fatto. Ti è andata bene con la macchina, ma potrebbe succedere qualcosa di grave a voi. Fai attenzione, con noi non si scherza». Secondo l’accusa della Procura, ancora tutta da dimostrare, a fare quella telefonata dal suo cellulare sarebbe stato il genitore (al figlio viene contestata la partecipazione morale). Oltre che per tentata estorsione Gambacorta padre è accusato anche di violazioni delle leggi sulla detenzione delle armi e, in particolare, di averle detenute omettendo di assicurarne la custodia con ogni diligenza. Nel corso di una perquisizione domiciliare nell’abitazione di quest’ultimo le forze dell’ordine hanno trovato 9 fucili e munizioni in una cassapanca priva di chiusura e tre pistole. I due sono difesi dall’avvocato Gianni Falconi. Ora sarà il gup a stabilire se accogliere la richiesta o disporre il non luogo a procedere.
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