Auto blu e caso Robimarga Assolto l’ex manager Varrassi

I giudici aquilani cancellano la pena di tre anni e due mesi inflitta in primo grado a Teramo Il fatto non sussiste anche per gli ex direttori Antelli e Ambrosi, resta la condanna per l’autista
TERAMO. E’ nelle aule di tribunale che i fatti inseguono una loro verità. Almeno processuale. A tre anni dalla condanna di primo grado, è una sentenza d’appelo a ribaltare il caso dell’ex direttore generale della Asl Giustino Varrassi (assistito dagli avvocati Nicola Pisani e Gianfranco Iadecola). Perchè i giudici dell’Aquila (collegio presieduto da Aldo Manfredi) hanno demolito con la formula più ampia del fatto non sussiste la sentenza con cui nell’ottobre del 2015 il tribunale di Teramo, accogliendo in pieno la tesi della pubblica accusa (rappresentata dal pm Davide Rosati), aveva condannato a tre anni e due mesi l’ex manager per il peculato dell’auto blu (usata solo per il tragitto casa- Asl) e per l’abuso d’ufficio contestato per la promozione dell'urologo Corrado Robimarga.
Oltre ad assolvere Varrassi, i magistrati della Corte d’appello hanno assolto, sempre con la formula più ampia del fatto non sussiste, anche gli ex direttori sanitari e amministrativi Camillo Antelli e Lucio Ambrosi (rispettivamente difesi dagli avvocati Mauro Catenacci, Guglielmo Marconi e Gabriella Zuccarini) condannati in primo grado a quattro mesi per abuso d’ufficio relativamente alla delibera di selezione di Robimarga. I giudici hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso presentato per Giovanni Lanci, all’epoca autista di Varrassi, (assistito dall’ avvocato Renzo Di Sabatino) che in primo grado è stato condannato ad un anno per i reati di appropriazione indebita, falso e truffa. L’uomo era finito a processo con accuse diverse da quelle contestate a Varrassi e quindi per lui non può essere applicato quanto previsto dall’articolo 587 del codice di procedura penale, ovvero l’estensione dei benefici dell’impugnazione nonostante l’inammissibilità del ricorso. Le due inchieste risalgono al 2012 e successivamente vennero riunificate dal pm in un solo fascicolo. Nell'ambito del procedimento sull'auto blu Rosati aveva chiesto gli arresti domiciliari per Varrassi che già in precedenza aveva economicamente risarcito la Regione per l’uso della vettura: richiesta, quella dei domiciliari, che all'epoca venne respinta dal gip. Per il caso dell'ex assessore comunale e urologo Robimarga la Procura aveva sostenuto che gli allora vertici della Asl gli avessero affidato la direzione dell'unità di Giulianova a dispetto dell'inchiesta penale che aveva da poco coinvolto il medico. Per la Procura, dunque, la commissione disciplinare (gli allora componenti sono stati assolti in primo grado) avrebbe indebitamente sospeso la procedura disciplinare a carico di Robimarga scaturita dall'allora sospensione del medico disposta dal gip. Robimarga in primo grado venne condannato a tre anni ed otto mesi per peculato, truffa e falso, ma successivamente i giudici d'appello hanno cancellato il reato di peculato, confermando la truffa e falso e dimezzando la pena ad un anno ed otto mesi. Nel 2016 è stato licenziato dalla Asl.
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