Automotive in crisi: Teramo aderisce allo sciopero del 18

11 Ottobre 2024

TERAMO. Dagli anni '90 l'automotive non si fermava per una mobilitazione nazionale. Ora il settore, protagonista di una fase storica delicata e complessa, scende in piazza e i sindacati chiamano a...

TERAMO. Dagli anni '90 l'automotive non si fermava per una mobilitazione nazionale. Ora il settore, protagonista di una fase storica delicata e complessa, scende in piazza e i sindacati chiamano a raccolta anche Teramo. La provincia aprutina conta tantissime imprese, piccole e medie, che occupano oltre 2000 lavoratori. In 150, negli ultimi mesi, sono stati lasciati a casa: operai interinali ai quali i contratti non sono stati rinnovati. Precari che per primi iniziano a pagare il prezzo di una crisi che «in questo territorio, per una serie di congiunture, può drammaticamente rivelarsi una tempesta perfetta», hanno detto Natascia Innamorati della Fiom Cgil e Marco Boccanera della Fim Cisl. Ieri i sindacati hanno incontrato la stampa e i delegati delle fabbriche per fare il punto della situazione e spiegare le ragioni dello sciopero che si terrà a Roma il 18 ottobre. Una mobilitazione che «si rende necessaria per un settore sul quale manca una riflessione politica e strategica vera, ad ogni livello: nazionale e regionale. «La transizione ecologica non può essere una scusa per non ragionare in termini di investimenti futuri, non ci si può limitare a rinviarne l'avvio come il presidente della Regione Marsilio ha detto e desidera. Servono subito politiche industriali che parlino di formazione, infrastrutture, investimenti. Ma non ne vediamo. La situazione è molto preoccupante e per questo dobbiamo muoverci tutti insieme», ha detto Innamorati. Per Boccanera è chiaro che i primi a rimetterci saranno gli interinali ma «l'intero settore nel Teramano potrebbe pagare un prezzo elevato perché è legato a filo doppio ai colossi tedeschi, che però non stanno investendo più in Italia, e in particolare alle sorti di Stellantis». Lo sciopero non sarà contro l'innovazione, né contro il passaggio all'elettrico: «Diciamo sì alla transizione, perché tornare indietro sarebbe un disastro ancor peggiore, ma il governo deve trovare soluzioni per gestire questo processo», hanno concluso Innamorati e Boccanera. (v.m.)