Aveva foto osè di Giulia: va a processo

30 Maggio 2018

Rinviato a giudizio un 30enne di Giulianova, è accusato di pornografia minorile e induzione alla prostituzione

TORTORETO. È con il rinvio a giudizio dell'unico indagato, il 30enne di Giulianova Francesco Giuseppe Totaro, che il gup dell'Aquila mette un primo punto fermo nell'inchiesta per pedopornografia aperta dalla Procura distrettuale dopo il rinvenimento di foto osè, sul cellulare del giovane, di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto precipitata in circostanze misteriose da un viadotto dell’A14 nel settembre del 2015, e di altre due ragazze, all’epoca tutte e tre 17enni e quindi minorenni. Il processo a carico del giovane, accusato di induzione alla prostituzione minorile e pornografia minorile, si aprirà il prossimo 23 novembre davanti al collegio al tribunale di Teramo, con la famiglia di Giulia che, assistita dall'avvocato Antonio Di Gaspare, si è costituita parte civile.
L'inchiesta, a firma del pm David Mancini, era partita in seguito ad alcune intercettazioni effettuate all’epoca sul caso Castrum, durante le quali gli inquirenti, intercettando la dirigente comunale Maria Angela Mastropietro (a processo insieme ad altri sette con l’accusa di corruzione e che per la procura è il dominus del sistema lavori e tangenti), si erano imbattuti con le telefonate di un suo familiare che diceva di sapere come fossero andati i fatti di Giulia. Una ragazza che l'uomo, in quell'intercettazione, sosteneva di conoscere bene. Dichiarazioni che all'epoca diedero il via alla seconda inchiesta sulla ragazza di Tortoreto, quella della Procura distrettuale, che ieri ha portato Totaro a processo. Sul suo telefono cellulare, infatti, gli inquirenti hanno trovato sessanta foto di Giulia e una decina delle altre ragazze. Foto che, per l'accusa, sarebbero state divulgate anche attraverso whatsapp. Ma non solo. Perché secondo la Procura l'uomo avrebbe prospettato a Giulia «anche la possibilità di guadagnare denaro facendosi riprendere in versione hard dalle web cam on line predisposte in alcuni siti internet». I fatti contestati a Totaro risalgono d un periodo compreso tra il 2013 e il 2014 e le accuse adesso dovranno essere provate in dibattimento nel processo che si aprirà a novembre davanti ai giudici del collegio. Un'inchiesta, quella che ha visto finire a giudizio il 30enne di Giulianova, chenon ha alcun collegamento con quella della Procura di Teramo sulla morte di Giulia Di Sabatino, aperta all'indomani della morte della 19enne con l'ipotesi di istigazione al suicidio. Un fascicolo, quest'ultimo, riaperto dopo l'opposizione all'archiviazione da parte dei familiari della giovane e che conta tre indagati, con gli ultimi accertamenti del Ris, rientrati in aprile sul tavolo della Procura, che hanno messo nero su bianco come le tracce di terriccio trovate sulla suola delle scarpe di Giulia non sarebbero compatibili con quelle sul muretto del cavalcavia da cui la ragazza è precipitata. Un dato che per il legale della famiglia aprirebbe nuovi interrogativi a cui dare risposta. I genitori di Giulia non hanno mai creduto all'ipotesi del suicidio ed hanno sempre continuato a battersi perché la Procura andasse avanti con le indagini.
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