«Azioni vendute con patti verbali»
La conferma da più testimoni nell’udienza di ieri del processo
TERAMO. Non c’erano contratti scritti, ma solo promesse verbali che quelle azioni sarebbero state riacquistate dopo un anno con un tasso di interesse del 3 per cento. Nell’udienza di ieri del processo per la presunta truffa delle azioni ex Tercas nel 2011, vendute ai clienti come se fossero pronti contro termine, altre testimonianze hanno confermato che l’operazione di vendita dei titoli propri da parte della banca era stata effettuata con modalità non proprio ortodosse. Era stato lo stesso ex direttore generale della banca Antonio Di Matteo – come ha riferito un funzionario della ex Tercas al tribunale – a lanciare l’operazione in una riunione di capi area e altri dirigenti dicendo che ai clienti ai quali veniva proposta la vendita il patto di riacquisto con interesse doveva essere presentato sotto forma di gentleman’s agreement, un patto amichevole, informale, senza accordi scritti. La forma verbale degli accordi è stata confermata anche da altri testimoni, così come era avvenuto anche nelle precedenti udienze. Un’operazione analoga, ma con scadenza a sei mesi anziché a un anno, era stata effettuata dalla banca anche l’anno precedente e i titoli erano stati riacquistati alla scadenza senza problemi. Questa seconda operazione, invece, si interruppe bruscamente con il commissariamento della ex Tercas e la successiva sospensione della negoziazione dei titoli. Il valore delle azioni vene poi completamente azzerato nell’operazione di salvataggio della banca, lasciando gli investitori senza niente in mano. (e.a.)

